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Piccolo Teatro Grassi

dal 18 febbraio all’ 1 marzo 2020

Scene da Faust

regia di Federico Tiezzi

Con Scene da Faust, Federico Tiezzi segna una nuova tappa della sua ricerca artistica. Dopo Freud e l’interpretazione dei sogni (prodotto dal Piccolo Teatro di Milano) e dopo La Signorina Else e Antigone, con Faust di Goethe il regista torna a riflettere su un tema a lui caro: la crisi dell’io nel suo rapporto con la realtà. Accanto a Marco Foschi nel ruolo di Faust, a Sandro Lombardi nel ruolo di Mefistofele, e a Leda Kreider in quello di Margherita, agiranno gli attori dell’ultimo biennio del Teatro Laboratorio della Toscana.

Scene da Faust_da sx Foschi, Lombardi_foto Luca Manfrini

di Johann Wolfgang Goethe
versione italiana Fabrizio Sinisi
regia e drammaturgia Federico Tiezzi
scene e costumi Gregorio Zurla
luci Gianni Pollini
regista assistente Giovanni Scandella
coreografo Thierry Thieû Niang
canto Francesca Della Monica
con Sandro Lombardi, Marco Foschi e Leda Kreider
e con Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Nicasio Catanese, Valentina Elia, Fonte Fantasia, Francesca Gabucci, Ivan Graziano, Luca Tanganelli

produzione Teatro Metastasio di Prato, Compagnia Lombardi-Tiezzi
in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana/Manifatture Digitali Cinema Prato e Teatro Laboratorio della Toscana/Associazione Teatrale Pistoiese

Durata: 2 ore senza intervallo


Gli incontri al Chiostro

Marcoledì 19 febbraio, ore 17, al Chiostro Nina Vinchi – via Rovello 2 – la compagnia incontra il pubblico.

L’ingresso è gratuito previa prenotazione su www.piccoloteatro.org

Scene da Faust_da sx Kreider, Lombardi_foto Luca Manfrini

Il punto di vista di Margareth

L’Opera di Goethe è senza dubbio alcuno un capolavoro di scrittura e lungimiranza per quanto sia così contemporanea nella disanima umana e nelle implicazioni emozionali dell’uomo riguardo al dibattimento tra il proprio stato interiore e quello esteriore. Non solo: il dentro e fuori dell’uomo ci riporta ancora più a fondo, ossia, alla disputa tra l’essenza spirituale e quella, oggettivamente umana, fatta carne. 

Nascono aspettative…pur naturali, visti i presupposti, ma nascono…

Quello che colpisce l’occhio è, immediatamente, il bianco “ghiaccio” che permea la scena; gli enormi portali laterali, che lasciano intravedere dei neri rarefatti che adducono alle uscite tra le quinte, non ci distraggono dal volume fatto di bagliore e che si dilata dal proscenio in avanti, sino a raggiungere tutto il pubblico. Infatti, la scenografia, pur nella sua massima essenzialità, si espande e giunge sino ai piedi delle prime poltrone in platea. Sono gradini bianchi, anch’essi, a legare lo spazio del palco e degli accadimenti a quello della sala coi suoi uditori attenti. E’ un quasi voler dire sottovoce: voi che osservate non siete così distanti dai fatti…ci siete immersi fino al collo…siete anche voi parte della storia che si perpetua attraverso l’uomo nel mondo e nel tempo. Faust, diventiamo anche noi e, pur osservando, abbiamo i protagonisti che ci passano accanto mentre salgono e scendono dai gradini scenici. Quel passarci accanto o il semplice calpestare il nostro pavimento ci fa sentire la vicinanza e il richiamo a una partecipazione attiva non considerata a priori.

Federico Tiezzi porta in scena la propria lettura del testo Goethiano attraverso i due Prologo iniziali e la Prima parte tralasciandone la Seconda. Restituisce il Prologo in Teatro”, il “Prologo in Cielo” e tredici capitoli che si dispiegano, uno dopo l’altro, in un racconto carico di significati evidenti ma anche nascosti, iconografie e stilemi narrativi intrisi di un personale gusto discorsivo. 

La sintesi degli spazi è in sintonia perfetta con la minuziosa misura del testo e della recitazione. E’ uno sfondo ma anche un’atmosfera senza limiti; una sorta di sublimazione altalenante tra un tempo eterno e un tempo presente. Esattamente “un” perchè non è propriamente connotato il periodo storico in cui gli attori si muovono; pare essere un tempo sospeso che può accadere in qualunque tempo…ieri, come oggi, come domani..

Bellissimi i due Prologo iniziali: gli attori entrano in scena…è il Prologo in Teatro. Seduti in cerchio, con l’interprete di Faust al centro, a intonare melodie per una meditazione collettiva che consenta la levitazione dell’interprete al centro…cosa che naturalmente non accade. Si passa alla trasformazione di tre degli attori maschi, come da crisalide a farfalla. Vengono aiutati a togliere la tuta bianca che li ricopriva nel primo Prologo, per restare nudi con un perizoma color carne ed appesi, dalle caviglie, a testa in giù: sono i tre Arcangeli. Inizia il Prologo del Cielo.

  RAFFAELE
“Il Sole con passo di tuono
intona l’antica melodia
e in gara con gli astri gemelli
compie l’arco prescritto”
  GABRIELE
“E ruota rapidissima
la terra sul suo asse;
chiaro di paradiso scende
alla notte oscura.”
  MICHELE
“E le tempeste crollano
da mare a terra e
dalla terra al mare,
catena di furore che tanto travolge.”

I canti che gli attori intonano nel primo Prologo e quelli dei tre Arcangeli nel secondo non sono casuali. Sono melodie evocatrici di frequenze non “usuali” ossia ricreano risonanze armoniche capaci di regolare i rapporti e le relazioni con tutto il creato: è un principio vibratorio di unità. Quindi, la “levitazione” a cui si anela all’inizio non è una azione corporea ma un invito a una manifestazione dell’anima. Siamo noi che siamo invitati a riportarci a un livello più alto perché stiamo iniziando un viaggio superiore: stiamo per assistere al capovolgimento del cielo con la terra, motivo per il quale gli Arcangeli sono a testa in giù e, ad assistere alla discesa di Dio rappresentato come un enorme specchio fatto di crepe da non consentire lo specchiarsi di alcuno perché il capovolgimento eterico porta a un abbassamento delle frequenze e Mefistofele non può specchiarsi in Dio come nessuno degli umani. Il dialogo tra Dio e Mefistoffele è talmente affascinante e attuale da non poterlo dimenticare e i rimandi a cui conduce sono tantissimi. Non potrei non riportarvi questa parte di dialogo tra Il Signore e Mefistofele:

  IL SIGNORE
“Agisci come credi.
Portalo pure giù per la tua strada.
E ti accorgerai
che un uomo buono, anche se trema nel buio,
riconosce sempre la sua strada.”
  MEFISTOFELE
“Sono tranquillo per la mia scommessa.
Se vinco, pretendo di potere
cantare a squarciagola.
E che lui mangi la polvere, e di gusto,
come fece del resto
anche quel mio vecchio zio famoso, il serpente.
  IL SIGNORE
“Fra tutti i demoni che negano,
quello Ironico è il meno fastidioso.
L’uomo s’impigrisce troppo facilmente,
si abbandona a una completa inerzia;
per questo gli concedo un compagno,
un demone che lo pungoli e lo inquieti.
Ma voi, veri figli di Dio, gioite
della grande bellezza della vita!
La vita eterna mutazione delle cose
vi stringa in una rosa d’amore:
fissate dentro solidi pensieri
le ondeggianti forme del fenomeno.”

Cosa aggiungere, se non l’attenzione nel veder susseguirsi i quadri per ogni capitolo in cui Faust diventa parte di Mefistofele e viceversa: nella scena del duello, infatti, a sottolineare il discorso del doppio, Tiezzi prende una licenza poetico-registica e fa duellare Faust contro il fratello di Margherita uccidendolo. Questo lavoro scenico si sviluppa dentro le anime che esprimono fuori i propri risvolti decisionali ed esperienziali riguardo alla vita. L’atmosfera da ospedale psichiatrico e l’entrata in scena di elementi di chiaro rimando infermieristico sono significanti che esprimono la critica da e verso l’uomo in una lettura contestualizzata alla disarmonia contemporanea in cui il “Faust” di oggi è in piena crisi esistenziale e in totale disarmonia con tutto e tutti…soprattutto con se stesso. 

La figura di Margherita, semplice, pura e non acculturata, è l’espediente dialogico per raccontare il legame coi valori terreni infranti dalle aspirazioni, in cui i sentimenti veri, che muovono gli animi puri, sbattono fragorosamente contro il muro del valore decaduto lasciando sul campo solo tanto dolore e morte: la morte della purezza. E, per questo che Dio, dopo la morte salverà Margherita…

Tra gli attori le figure di Mefistofele, interpretato da Sandro Lombardi e, Margherita, interpretata da Leda Kreider: un grazie doveroso e meritatissimo.

Margareth Londo

Scene da Faust_da sx Foschi, Lombardi_foto Luca Manfrini

Federico Tiezzi si confronta con il mito di Faust. Goethe vi lavorò per sei decenni, dal 1772 al 1831, costruendo un’opera monumentale. La figura del medico e mago cinquecentesco, che aspira alla totalità della conoscenza e all’eterna giovinezza e che, per ottenerle, è disposto a vendere la propria anima al diavolo, è divenuto parte dell’immaginario collettivo della cultura occidentale, oltre che simbolo della crisi della coscienza e dell’anima dell’uomo contemporaneo.

Nella prima parte, quella presa in esame dallo spettacolo, è centrale la figura di Mefistofele, che si pone come il doppio speculare di Faust, il suo alter ego e, freudianamente, la proiezione del suo inconscio. Federico Tiezzi ritrova (come già in Freud e l’interpretazione dei sogni di Stefano Massini, nella Signorina Else di Arthur Schnitzler e in Antigone di Sofocle) un tema a lui molto congeniale: la crisi della soggettività, dell’individuo, la crisi dell’io nel suo rapporto con la realtà. Guida in questo percorso gli sono stati due grandi romanzi: I fratelli Karamazov di Dostoevskij e Doctor Faustus di Thomas Mann. E il pensiero rivoluzionario di Sigmund Freud.

Questi, nel 1923, affermava in un illuminante saggio su un caso di “nevrosi demoniaca” del diciassettesimo secolo come il Diavolo non sia altro che la proiezione dell’inconscio turbato sul mondo reale: i demoni – scriveva – sono i desideri ripudiati. Mefistofele in quanto Inconscio diviene così il doppio di Faust, un’entità psichica creata e sorta dalla vita interiore, dove dimora nell’ombra. E lo spettacolo racconta lo smascheramento di questa parte in ombra: Faust smascherato è Mefistofele, specchio e oggettivazione della parte più segreta del sé. Ma nello stesso tempo questo spettacolo parla del rapporto conflittuale tra l’intellettuale, stanco di teorizzare e di lavorare sulle idee, e la realtà, il mondo fisico e biologico, sentimentale ed emotivo, che gli sfugge. Parla del dramma della conoscenza, dell’insoddisfazione per un sapere vecchio, inefficace, non più capace di interpretare il mondo col solo ausilio dei dogmi religiosi. Parla delle dinamiche del desiderio (tra cui quello sessuale) e del sentimento, nell’esplorazione del rapporto tra Faust e Margherita. Ma anche del rapporto tra Faust e Mefistofele, immaginato come un rapporto di ‘amanti’ (si ama se stessi nell’altro), di esseri interdipendenti che si scambiano i ruoli, come due facce della stessa medaglia.


Piccolo Teatro Grassi – Via Rovello, 2 – Milano (M1 Cordusio)

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30 (salvo giovedì 20 febbraio, ore 15 pomeridiana per le scuole); mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16.00. Lunedì riposo.

Informazioni e prenotazioni: 0242411889 – www.piccoloteatro.org

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