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Teatro Litta

Produzione

da martedì 11 a domenica 16 febbraio 2020

UTØYA

un testo di Edoardo Erba
con la consulenza di Luca Mariani, autore de Il silenzio sugli innocenti
regia Serena Sinigaglia

scene Maria Spazzi | luci Roberto Innocenti
con Arianna Scommegna e Mattia Fabris
co-produzione ATIR Teatro Ringhiera e Teatro Metastasio di Prato
con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia

durata: 60 minuti

Al termine della replica di giovedì 13 febbraio si terrà l’incontro con Luca Mariani e i protagonisti, giornalista e scrittore, autore del libro “Il silenzio sugli innocenti” a cui fa seguito lo spettacolo.

Utoya_Arianna Scommegna_Mattia Fabris_Foto Serena Serrani

Il punto di vista di Margareth

Scena essenziale: ceppi che fungono da sedute illuminate puntualmente all’occorrenza, percezione di specchi che rimandano riverberi nello spazio, polvere …

Probabilmente questo vuoto, che si palesa, già evidente, davanti a noi, vorrebbe sintetizzare la localizzazione geografica in cui la storia, di non remoto accadimento, si è consumata. Come un sottotitolo: “la Norvegia, la nazione in cui la natura si esprime con maestosa bellezza e vigore, ma che, allo stesso tempo, è capace di annientare la propria natura umana”. Questo rovescio della medaglia è certamente un forte invito a riflettere; in cui le parole non servono ad aggiungere nulla…potrebbero, invece, sottrarre senso…

I due attori in scena sono chiamati a raccontare parallelismi di vite e a spacchettare, momento per momento, le ore in cui la violenza si scatena a Utøya . Loro sono le vittime esterne a quella violenza; la vivono indirettamente attraverso le proprie singole storie legate a un vissuto quotidiano dal carattere monotono e frammentato.

Non sempre le modulazioni vocali hanno aiutato ad assolvere l’incarico attoriale e non sempre lo stacco ironico ha consentito la comprensione dell’intento narrativo implicito. Accade la distrazione e la perdita dell’istante appena costruito ma subito perso. Un peccato.

Interessante l’effetto di riverbero e polvere: il costante rimando all’essenza del racconto nel suo farsi; quel lontano eppure così vicino. La storia, per insegnare, ha bisogno che qualcuno, anche solo uno, ci sia ad ascoltare e chi racconta deve immergersi col corpo, con l’anima e la mente per riuscirne trasformato profondamente…solo così i timbri, gli accenti, i movimenti, diventano fenomenica pura di un tempo storico in cui il dolore sprigionato diventa l’assordante monito interiore dell’uomo.

Margareth Londo

Utoya_Mattia Fabris_Arianna Scommegna_Foto Serena Serrani

«Scrivere un testo su quanto è avvenuto a Utøya, in Norvegia, nel 2011 è un’impresa impegnativa. Il Teatro non è il luogo della documentazione e dell’informazione in primis, è la sede di una riflessione. E la riflessione su un avvenimento del genere sconcerta: non è un gesto di follia, ma contemporaneamente lo è. Non è cospirazione politica, ma contemporaneamente la è. Non è un esempio di inefficienza dei sistemi di difesa, e tuttavia lo è. Non è un caso di occultamento dell’informazione, però lo è.

Quando ero un ragazzo e aprivo il giornale avevo una griglia, forse un po’ rozza ma funzionale, per classificare quel che succedeva. Pareva che in tutto il mondo alcune semplici categorie bastassero per inquadrare un avvenimento, e dessero la possibilità alle persone di trovare un modo per reagire. Ma dopo il 1989 il mondo è diventato un posto molto più complicato da interpretare, e dopo il 2001 capire un evento è come entrare in un labirinto.

Ciò che il Teatro, anzi la mia scrittura teatrale, può fare dentro questo labirinto è trovare dei personaggi che lo percorrano e che ce lo restituiscano attraverso il filtro della loro personalità e dei loro rapporti. Così con Arianna, Mattia, Serena e Luca, compagni in questa avventura, abbiamo scelto di tornare là, in Norvegia, quel terribile 22 luglio del 2011, a osservare tre coppie coinvolte in modo diverso in quello che stava accadendo. Attraverso di loro ho spalancato una finestra di riflessione, che se non ci dà tutto il filo per uscire da quel labirinto, per lo meno a sprazzi, ne illumina alcune zone oscure con la luce della poesia». Edoardo Erba

Utoya_Mattia Fabris_Arianna Scommegna_Foto Serena Serrani

“Tutto è cominciato con un libro, “Il silenzio sugli innocenti” di Luca Mariani, un giornalista che non si arrende alle prime risposte, che insiste. È il 22 luglio 2011, in Norvegia. Anders Behring Breivik, “il mostro”, scatena l’inferno. Otto morti con un’autobomba a Oslo, un diversivo e poi il vero obbiettivo: 69 ragazzi laburisti uccisi uno a uno nell’isola di Utøya, il ‘paradiso nordico’, sede storica dei campeggi estivi dei giovani socialisti di tutto il mondo.

Avevo rimosso quei fatti. Come avevo potuto dimenticare una strage tanto grave e recente avvenuta nel cuore di un’Europa in pace e unita? Perché avevo dimenticato? La risposta non ha tardato ad arrivare.

La narrazione restituita dai media era distorta, faziosa e arbitraria: una delle tante tragedie causate da “pazzi” armati, come quelle che succedono spesso in America. Insomma quel genere di fatti per cui scuoti la testa e passi oltre fino a dimenticartene.

Niente di più sbagliato. Scoprivo che la strage era stata pianificata per anni, con lucidità e coscienziosità al limite del maniacale, e che non era contro un obbiettivo a caso ma contro il cuore delle giovani “promesse” del socialismo europeo. Era una strage politica.

Quando ho finito il libro, ho sentito forte il desiderio che probabilmente ha animato l’autore stesso: bisogna parlare di queste cose, rifletterci, farle risuonare nelle nostre vite che non scrivono la Storia ma la vivono.

“Utøya” è il tentativo di fare memoria e denuncia senza fare “teatro civile”, è a pieno titolo una tragedia contemporanea. Guardare ad essa è come guardare a Medea, a Edipo, a Baccanti, con la sola differenza che quanto qui viene narrato è accaduto davvero.

E, forse, potrebbe ancora accadere se non facciamo attenzione a chi siamo, a quale società stiamo contribuendo a costruire, al mondo che vogliamo lasciare in mano ai nostri figli.” Serena Sinigaglia

Utoya_Mattia Fabris_Arianna Scommegna_Foto Serena Serrani

MTM Teatro Litta | Corso Magenta 24, Milano

da martedì a sabato ore 20:30 – domenica ore 16:30

BIGLIETTERIA MTM | 02 86 45 45 45 – biglietteria@mtmteatro.it Prenotazioni e prevendita da lunedì a sabato dalle 15:00 alle 19:30

PREVENDITA ONLINE | Biglietti e abbonamenti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it | I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

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