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Atelier Carlo Colla & Figli

dall’ 8 al 23 febbraio 2020

PRESENTA

LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO

fiaba in due tempi di Eugenio Monti Colla
musica di Pëtr Il’ic Ciajkovskij

I MARIONETTISTI

Franco Citterio, Maria Grazia Citterio, Piero Corbella, Camillo Cosulich, Debora Coviello, Carlo Decio, Cecilia Di Marco, Tiziano Marcolegio, Pietro Monti, Giovanni Schiavolin, Paolo Sette, apprendiste marionettiste Veronica Lattuada, Michela Mantegazza

VOCI RECITANTI

Milena Albieri, Loredana Alfieri, Véronique Andrin, Marco Balbi, Roberto Carusi, Maria Grazia Citterio, Fabrizio De Giovanni, Lisa Mazzotti, Gianni Quillico, Franco Sangermano

CONSULENTE MUSICALE

Luca Del Fra

SCENE

Franco Citterio

COSTUMI

Eugenio Monti Colla, realizzati dalla Sartoria della Associazione Grupporiani

DIREZIONE TECNICA

Tiziano Marcolegio

LUCI

Franco Citterio

REGIA

Eugenio Monti Colla

PRODUZIONE

Associazione Grupporiani

Comune di Milano – Teatro Convenzionato

Spettacolo con 120 personaggi e 7 cambi di scena.

80 minuti con intervallo, dai 4 anni

La Bella Addormentata nel Bosco

Il punto di vista di Margareth

“C’era una volta, tanto tempo fa …”

…e…si apre un mondo incredibilmente magico e senza tempo che ci rapisce immediatamente…

La scenografia seduce lo sguardo, i costumi ammaliano il gusto estetico, i colori stregano l’attenzione: l’espressione di stupore che irrompe nella sala da parte dei più piccoli spettatori ne è la risultante. Anche gli adulti, però, non possono restare fuori da questo incanto!

Non siamo più nell’anno 2020. In realtà ci troviamo in un tempo “sospeso” in cui la fantasia detta le proprie leggi addomesticando la nostra frenetica propensione contemporanea. Affascinati, rispolveriamo il nostro “bambino interiore” ed egli viene allo scoperto: osserva e gusta ogni dettaglio della rappresentazione. Questa catapulta temporale è ad ampio raggio e mentre esprime un’azione, un movimento, ha la capacità di immobilizzare, di fermare l’istante dilatandolo a seconda delle vicende sceniche. I personaggi, le “marionette” vestono i ruoli a noi cari e riconoscibili: attendiamo le battute che, voci fuori campo, regalano ai protagonisti in scena…nasce, così, la trasformazione di ciò che è inanimato, ossia la marionetta, ad animato, il personaggio vero e proprio. Non vediamo neanche più i fili da cui le marionette vengono coordinate e mosse dall’alto…osserviamo personaggi che vestono quei ruoli, che tanto hanno abitato la nostra fantasia di bimbi e che lì, davanti ai nostri occhi, ci parlano e ci trascinano nel racconto. Il libro di fiabe tanto caro è diventato un luogo ben preciso: ha preso forma ed è verosimilmente affine al nostro sogno fiabesco. 

Questa magia è unica e, la Compagnia Carlo Colla & Figli, la dona al proprio pubblico con la naturalezza e l’eleganza che ne contraddistinguono il carattere esemplare del proprio genere teatrale. La ricchezza che percepiamo è la sintesi dell’amore per il lavoro “artigianale” che si nasconde dietro ogni singola movenza, dialogo, meccanica scenotecnica, costruzione del racconto, accompagnamento musicale.

E’ un equilibrio di perfetta “passione” che si articola di tante figure – dai marionettisti alle voci recitanti, dal regista allo scenografo, dal costumista al consulente musicale, dalle luci alla direzione tecnica e tutta la macchina produttiva – che, dal dietro, sopra e lateralmente le quinte “vivono”, ad ogni messa in scena, questo prodigio.

Margareth Londo

La Bella Addormentata nel Bosco

Perché “La bella addormentata”? Per voglia di fiabe, quelle dei libri e quelle che stanno dentro ciascuno di noi, là dove il tempo e lo spazio non esistono più, dove il Male e il Bene sono determinati e circoscritti, non fluttuanti ed imperscrutabili come nella vita reale. E dove ciò che trionfa sempre è soltanto l’armonia. Anche per voglia di celebrare visivamente un genere letterario nato per adulti e, poi, ingiustamente passato, nel tempo, al mondo dell’infanzia per un erroneo ed abusato convincimento che confonde il gusto del “narrare” con l’immaginifico del “narrato”.

Uguale destino è stato riservato ad opere come “Pinocchio”, “Peter Pan”, “Alice nel paese delle meraviglie” e “Il Barone di Munchausen”, come se fantasia, metafora e simbolismi appartenessero solo al mondo dell’infanzia.

Ma, tornando al genere fiaba, non va dimenticato che Perrault scrive per il mondo del Re Sole restituendo, insieme alla magnificenza, al fasto e alla bizzarrìa della vita quotidiana della Corte, a Parigi come a Versailles, eventi che avevano sconvolto la vita della Francia anche se opportunamente mascherati dalla sinteticità del racconto: matrigne e noverche che manipolano intrugli alchemici e liquidi mortiferi echeggiano lo scandalo dei veleni che vide come imputata la terribile Voisin ma coinvolse personaggi molto vicini al trono come la Signora di Montespan, favorita di Luigi XIV. Così feudatari tenebrosi e affascinanti uccidono mogli curiose e maldestre, accennando, inevitabilmente ai plurimi decessi di consorti di entrambi i sessi, avvenuti inspiegabilmente nelle grandi casate di Francia.
Ma la narrazione fabulistica leggiadramente trasfigura ogni realtà umana trasportandola in più “spirabili aure”, stemperando ogni sofferenza ed ogni nefandezza in semplice e naturale connotazione interna al racconto, quasi un lento dipanarsi degli eventi verso una giusta conclusione, prima che, con guizzo improvviso, la “morale” cancelli ogni magico incanto per avvertire il lettore che la parabola fantasiosa è terminata e si torna a ragionar di noi. Sogno vagheggiato, arabesco leggiadro, soave intrecciarsi di danza lieve e garbata.

Accanto alla voce di Perrault, un’altra si levava, dalle stesse sale dorate e fra gli stessi blasonati patrizi protagonisti della vita cortigiana, acuta, brillante ed altrettanto bizzarra: quella di Monsieur La Fontaine. Senza artificio o ricorso ai miti, egli spalancò gli occhi dei lettori sulla commedia umana denunciandone i vizi, i soprusi e le violenze.
Interpreti d’eccezione gli animali. Stratagemma letterario per colpire il malcostume degli umani eludendo ingerenze censorie dei potenti e régie disapprovazioni.

Su queste imprescindibili connotazioni letterarie si inserisce la struttura teatrale della fiaba, sospesa in sconfinati luoghi aerei che nulla hanno di vero e di reale ma che eleggono, a determinarne l’atmosfera, simbolici animali (i leoni rampanti nella sala del trono di Florestano XIV, cigni dorati a sostenere rami e fronde nei reali giardini, bianche colombe alate a reggere pesanti azzurre cortine nell’alcova della bella dormiente). Due soli gli ambienti chiamati a restituire luoghi legati al mondo della natura: una terrazza edificata fra i colori e la curva dell’arcobaleno, ed il bosco, tempio consacrato al lungo sonno e all’amoroso risveglio. In questi ambienti si muovono i personaggi in bilico fra la narrazione fabulistica di Perrault (in una brillante traduzione di Collodi) e la struttura librettistica del balletto di Ciaikowskj da cui lo spettacolo attinge la parte musicale in una attenta antologia a cura di Luca Del Fra.

Non lotta di elementi magici, ma contrasto fra il Caos e l’Armonia come poeticamente riassume l’introduzione musicale. Stizza, ira ed invidia (splendide posate generano rabbia quanto un mancato invito, elementi importanti per la vita di quella pomposa Corte di cui l’autore faceva parte!) sono alla fonte di una maledizione terribile che il dispiegarsi degli eventi trasforma in una lunga attesa a cui partecipano i mortali e le creature del sogno. Il castello che si addormenta altro non è che teatro nel teatro, proposizione fantastica del visivo in movimento che nessun libro di fiabe ha mai consegnato ad un lettore assetato di magìe, come il bosco che scaturisce rigoglioso a proteggere il mondo dei dormienti, belli e non.
Alla misteriosa profezia che chiude lo spazio e ferma il tempo, si contrappone la filastrocca della Fata Armonia in cui rime e assonanze si susseguono teneramente quale affabulazione che incanta ed addormenta i piccoli Silfi, a ripetere l’eterno rito della figura materna che acquieta l’animo del bimbo con racconti fantastici a cavaliere fra lo spavento e l’incanto.

L’arrivo del Principe Desiderio restituisce al fabulistico il sapore della vita cavalleresca: un blasone principesco da arricchire con una nuova avventura, una leggenda che suscita curiosità, fascino e subitaneo amore per la bella principessa vittima del maleficio, l’incontro con il Male ed i suoi sortilegi.
Ma la vicenda si snoda verso l’immancabile lieto fine: sconfitte le creature evocate dalla perfida fata (volutamente più simili al “babau” che non a mostri spaventosi) il sentimento ora si sostituisce ad ogni eroica impresa; il bacio profetizzato, sublime gesto d’amore, risveglia la bella e gli abitanti del castello e appresta le nozze dei due giovani principi. A loro è luogo d’incanto il magico libro delle fiabe che si apre per accogliere i celebri personaggi simboli di paure, di trepidazioni, di trasalimenti e di identificazioni fantastiche, nel perenne susseguirsi delle generazioni.

La Bella Addormentata nel Bosco

NOTE SULLE MUSICHE
Sfogliando la partitura della Bella addormentata ci si accorge subito che gli unici personaggi abbinati a un tema ricorrente sono la strega e la fata; attraverso la tecnica wagneriana del leit-motiv, il mondo magico viene caratterizzato nella bipolarità del benigno e del maligno. Il continuo ripresentarsi dei motivi della strega Carabosse e della fata dei Lillà, non solo assolve alla funzione strutturale di dare unitarietà al balletto, ma mette in evidenza come gli altri personaggi siano dominati da forze prodigiose: insomma, siamo già alla metafora delle marionette, dominate attraverso i fili dai loro “domini”, i marionettisti. Da questa considerazione squisitamente musicale è nata un’idea che, sviluppata assieme a Eugenio Monti Colla, ci ha guidato nella scelta delle musiche per la nuova versione della fiaba, pensata, elaborata e strutturata per le marionette. Nelle scene di questa nuova Bella addormentata, dove la magia è protagonista, la musica viaggia quasi ininterrottamente anche sotto le parti recitate, diventando parte del dialogo: parte di fondo, naturalmente, e non di sottofondo.
Il gran numero di brani contenuti nel balletto ha comunque imposto di escluderne una parte, anche se di notevole efficacia musicale. Di fronte all’obbligo di scelta, la soluzione non poteva essere il meccanico, e pedissequo, spostamento dei brani di Tchaikosvskij nelle scene corrispondenti del nuovo spettacolo dei Colla; e non solo perché La bella addormentata di Tchaikovskij e La bella addormentata per marionette non hanno la stessa trama. In questo senso ho operato obbedendo a due criteri. In primo luogo la musica doveva corrispondere a quella che per semplicità chiamiamo l’atmosfera dell’azione: per usare il gergo del mondo dello spettacolo, doveva funzionare sulla scena. In secondo luogo i brani da selezionare dovevano secondare il portamento delle marionette, insomma sincronizzarsi con loro. Quest’ultimo punto è stato decisivo nella scelta, e ha consentito in alcuni casi di spostare numeri musicali del balletto in situazioni diverse da quelle per cui erano stati creati. I due pezzi più famosi di questa partitura, i valzer della bella addormentata e della rosa, sono stati completamente ricontestualizzati, ed effettivamente la loro funzione nella struttura dello spettacolo è cambiata. Tuttavia i due brani continuano a rappresentare situazioni analoghe a quelle originali, un momento di forte eccitazione e l’affacciarsi della principessa alla vita; inoltre la nuova sistemazione ha permesso di qualificare il personaggio di Aurora con il valzer; ma è stata la pulsazione unica che avviluppava il ritmo del movimento delle marionette e l’incedere della musica che ci ha finalmente convinto.

La gestualità di queste creaturine rette da fili, a ben vedere, è così importante da far emergere quello che a mio parere è il profondo legame che unisce le marionette alla musica, e in particolare al teatro musicale. Suono e gesto: filosofi, poeti, musicisti, e anche musicologi, hanno ben individuato questa connessione fino a interpretare la nascita della musica come rappresentazione sonora del gesto. Il momento di massima fusione e coerenza avviene nella danza e nel balletto, non fosse altro che per l’assenza delle parole, e per lo snodarsi della trama attraverso movimenti ritmicamente sintetizzati e scanditi.. Un gesto non più naturale, perciò stilizzato e artistico, esatto dalla musica e che esige musica. Ecco allora le nostre teste di legno, cui non è mai concesso il gesto secondo la natura umana, diventare interpreti par exellence del movimento stilizzato anche quando parlano o semplicemente attraversano il proscenio. Danzano sempre le marionette, dal primo momento in cui entrano in scena, a quando cala il sipario. Luca Del Fra

La Bella Addormentata nel Bosco

Atelier Carlo Colla & Figli
Milano, via Montegani 35/1

PRIMA
sab. 8 febbraio 2020 – ore 19.30

SPETTACOLI
dom. 9 febbraio 2020 – ore 16.00
dom. 16 febbraio 2020 – ore 16.00
dom. 23 febbraio 2020 – ore 16.00

INFO E PRENOTAZIONI
02 89 531 301

Categories: IN EVIDENZA, PROMPT

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