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Teatro Filodrammatici | Milano

dal 14 al 24 novembre 2019

Gioventù senza

di Bruno Fornasari

tratto da Gioventù senza Dio di Ödön von Horváth

con Tommaso Amadio

e Chiara Alonzo, Diana Bettoja, Pietro De Nova, Giulia Di Sacco, Marco Fragnelli, Francesca Macci, Iacopo Modesto, Marcos Piacentini, Martina Sacheli, Lapo Sintoni

regia Emiliano Bronzino
produzione Accademia dei Filodrammatici

con il sostegno di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo – Progetto NEXT 2019/2020

Durata: 80 minuti senza intervallo

PRIMA NAZIONALE

Pubblicato nel 1937, in pieno regime nazista, Gioventù senza Dio è il terzo romanzo di Horváth: un testo di straordinaria lucidità e chiaroveggenza, che illumina con spietatezza la società a lui contemporanea e, in modo inaspettato, la nostra.

Nella Germania degli anni trenta, un giovane professore viene messo al bando dai suoi studenti perché ha affermato, correggendo il tema di un alunno, che “i negri” sono esseri umani. Descritti come “pesci”, dagli occhi fissi e sgranati, vuoti, che “vivono in un paradiso di stupidità”, gli adolescenti di Horváth ci appaiono simili ai giovani che oggi, dai loro profili social, gridano all’invasione da parte dello “straniero, negro e delinquente”.

Gioventu’ senza – ® Laila Pozzo

L’adattamento del testo di Horváth da parte di Fornasari si configura come una storia collettiva raccontata in aula da alcuni giovani studenti, una ricostruzione documentaristica che una classe di allievi di oggi potrebbe fare sui fatti accaduti a una classe di allievi di liceo nel 1934, anno in cui il nazismo conquista il potere dopo l’incendio del Reichstag. Tutto ruota attorno a un giovane docente (Tommaso Amadio), unico adulto della pièce, che, trovandosi a un bivio tra il dover applicare un’etica personale, umana ed inclusiva, e un’etica di stato, che vede nei “diversi” solo una minaccia, esita, tergiversa e così facendo diventa complice di una tragedia che segnerà per sempre la sua vita e quella dei suoi allievi.

Il testo è un ibrido che imita il verbatim drama, il teatro documentario, riuscendo a trattare con valore di realtà un racconto che ha anticipato profeticamente una delle tragedie più terrificanti della nostra storia.

In scena, oltre a Tommaso Amadio, i bravissimi attori neo diplomati all’Accademia dei Filodrammatici di Milano. La regia è affidata a Emiliano Bronzino, per un’inedita collaborazione artistica con Amadio e Fornasari.

Tommaso Amadio

IL punto di vista di Margareth

Una classe di allievi di liceo nella Germania del 1934. Non c’è un sipario a svelare il palco. Gli studenti sono già lì, seduti ai loro posti, in attesa; un’occhiata al pubblico che prende posto, l’altra al proprio compagno accanto. Una cattedra vuota.

La sala è pronta…inizia la pièce: entra il professore, Tommaso Amadio nelle vesti del giovane docente. Si percepisce immediatamente l’atmosfera tesa e la fascia intorno al braccio sinistro del docente definisce, senza dubbio alcuno, il periodo storico in cui ci troviamo. 

Il testo su cui ha lavorato Bruno Fornasari, tratto da Gioventù senza Dio di Ödön von Horváth, si sviluppa tra parallelismi temporali: giovani di ieri e giovani di oggi, la società adolescente di ieri e di oggi che viaggiano su binari che sembrano assomigliarsi in maniera incredibile. Il romanzo di Horváth è considerato a piena voce un lavoro profetico e illuminante; Fornasari lo traspone scenicamente sviluppando itinerari etici, dubbi morali e spirituali, riconoscibili anche in quella che è la nostra società contemporanea.

E’ un testo critico che utilizza, attraverso l’occhio di attento osservatore di Horváth, accenti, descrizioni e riflessioni che producono una scissione interiore, la medesima che vivono i protagonisti della pièce nonché la generazione che si sta formando e che sta perdendo la consapevolezza di ciò che è giusto e cosa sbagliato, cosa è l’accettazione dell’altro e cosa è l’odio indotto. Si subisce e si obbedisce. Si è “fuori” se non si seguono i dettami del Regime Tedesco…si è “fuori” dalla società in cui ci troviamo se non seguiamo i suoi flussi di azione collettiva dettati da un preconcetto sistema sociale. Pensare e guardare la verità  in faccia è il dogma comune tra i mondi di ieri e di oggi: avere il coraggio o lasciarsi annichilire per sottostare…fino a perdere la consapevolezza di se stessi…sino a perdere Dio e dubitare che un Dio possa esistere. 

Dubitare della spiritualità, qualunque nome abbia, significa per l’uomo dubitare di se stesso. L’uomo perde se stesso quando non riconosce più la spiritualità che lo abita; quell’essenza che lo rende capace di “prendersi cura” delle proprie idee, delle verità che vive, dei propri slanci vitali e che lo conduce agli altri.

Percorrere la verità vuol dire rinunciare alla paura accogliendo il coraggio di essere ciò che l’uomo realmente è: vita.

La morte di “N” rappresenta questo annullamento dell’uomo; un essere umano che toglie la vita a un suo simile per paura di non poter esistere egli stesso se non annientando l’altro. Dopo la morte di “N” crolla questo falso pensiero e con esso la verità è un’onda che abbatte i muri omertosi e nebbiosi di una società caduca e gli stessi protagonisti, ripuliti da questa acqua che violentemente li invade, trovano quel coraggio mancato di affermare ciò che fino ad allora avevano nascosto: l’uomo può difendere ancora l’uomo.

Margareth Londo

Gioventu’ senza – ® Laila Pozzo

ORARI DI RAPPRESENTAZIONE: martedì, giovedì e sabato ore 21.00 | mercoledì e venerdì ore 19.30 | domenica ore 16,00

Teatro Filodrammatici di Milano – via Filodrammatici 1, 20121 Milano – tel 02 36727550 – www.teatrofilodrammatici.eu

Categories: TEATRO

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