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TRIENNALE MILANO TEATRO

29-30 ottobre 2019
ore 20.00

Jonathan Burrows, Matteo Fargion

Regno Unito/Italia

PRIMA ITALIANA

Any Table Any Room

drammaturgia: Katye Coe, Nicola Conibere
con: Marta Capaccioli, Sofia Casprini, Francesco Marilungo, Lucrezia Palandri

con il sostegno di: National Lottery – Arts Council England
ringraziamenti: St Anne’s Church Lewes, The Attenborough Centre for the Creative Arts Brighton, Centre for Dance Research di Coventry University Jonathan Burrows e Matteo Fargion ricevono il sostegno di: Kaaitheater Brussels, PACT Zollverein Essen, Sadler’s Wells Theatre London, BIT Teatergarasjen Bergen

durata: 60 minuti

Una prima nazionale da non perdere con un duo di culto della performing art mondiale. Il coreografo Jonathan Burrows e il compositore Matteo Fargion collaborano da trent’anni all’ideazione di progetti che scardinano e
ridefiniscono i rapporti consolidati tra danza, musica e teatro: per questo i loro lavori (tra i quali ricordiamo il progetto online della durata di un anno 52 Portraits, le letture d’artista con sottofondo di rock band di Music For Lectures e l’‘auto-retrospettiva’ Hysterical Furniture) sono coprodotti da alcune tra le più importanti istituzioni del continente, dal Sadler’s Wells di Londra al PACT Zollverein di Essen, dal BIT Teatergarasjen di Bergen al Kaaitheater di Bruxelles. Più volte ospiti in passato di Uovo Performing Arts Festival, Burrows e Fargion tornano oggi a Milano dopo diversi anni di assenza grazie a Triennale Milano Teatro, per presentare in prima nazionale il loro nuovo, e a oggi unico, progetto collettivo: Any Table Any Room. In questo spettacolo, il duo invita in ogni città un gruppo locale di artisti ad unirsi a loro: per l’occasione, saranno quattro gli ospiti milanesi ad unirsi a loro sul palco dopo alcuni giorni di prove.

Attraverso l’utilizzo di 36 oggetti creati ad hoc dai performer, Any Table Any Room è un’indagine corale sui piaceri e sui doveri dell’essere e del lavorare insieme: cosa rende possibile la comunità? È possibile mantenere la nostra autonomia essendo parte di un gruppo? Alla ricerca di una possibile risposta, che forse non arriverà mai, Burrows e Fargion ci guideranno ancora una volta lungo sentieri inesplorati, attraverso percorsi non lineari che ci condurranno infine verso nuove, inesauste domande.

In occasione della presenza dei due artisti a Milano, all’interno del palinsesto di EXTRA – il calendario di attività collaterali che accompagna la stagione di Triennale Teatro – martedì 29 ottobre al termine dello spettacolo Incontro con Jonathan Burrows / Matteo Fargion: i due artisti discuteranno del loro lavoro in un incontro aperto al pubblico moderato da Daniela Perazzo, docente alla Kingston University di Londra, teorica della danza e della performance e autrice della monografia Jonathan Burrows: Towards a Minor Dance (pubblicata da Palgrave Macmillan, attualmente in stampa), che esamina il lavoro del coreografo interrogando il radicalismo della sua
trentennale carriera artistica.

Jonathan Burrows ha danzato con il Royal Ballet per 13 anni, raggiungendo il rango di solista, prima di lasciare nel 1991 per proseguire la sua ricerca coreografica. Dopo il tour con la propria compagnia per alcuni anni ha deciso nel 2001 di concentrarsi su collaborazioni one-to-one con altri artisti, condividendo insieme a loro la concezione, la creazione, l’esecuzione e la gestione del lavoro. La sua prima collaborazione è stata Weak Dance Strong Questions (2001), realizzata con il regista e performer Jan Ritsema, che ha girato in 14 paesi. Questa è stata seguita da una serie di duetti con Matteo Fargion, a partire dal 2002 con Both Sitting Duet, seguito da The Dance Quiet (2005), Speaking Dance (2006), Cheap Lecture e The Cow Piece (2009). I due hanno dato vita a più di 200 performance in 28 paesi. Both Sitting Duet ha vinto nel 2004 il New York Dance and Performance ‘Bessie’ Award, e Cheap Lecture è stato scelto nel 2009 per l’Het Theaterfestival in Belgio. Nel 2010 ha realizzato Dogheart, con la danzatrice Chrysa Parkinson. Altri lavori su commissione di alto profilo sono stati quelli per Sylvie Guillem e il William Forsythe’s Ballet Frankfurt, e nel 2008 è stato assistente alla regia di Peter Handke per The Hour We Knew Nothing Of Each Other al National Theatre di Londra. Burrows è stato inoltre artista associato al Kunstencentrum Vooruit di Gent, in Belgio, al South Bank Centre di Londra e al Kaaitheater di Bruxelles. Nel 2002 ha ricevuto un premio dalla Foundation for Contemporary Performance Arts di New York, come riconoscimento per i suoi contributi alla danza contemporanea.  È Senior Research Fellow presso il Centre for Dance Research dell’Università di Coventry, visiting member al P.A.R.T.S. (Performing Arts Research and Training Studios) di Bruxelles e Visiting Professor nelle Università di Londra, Amburgo e Berlino. Ha ricevuto un dottorato onorario alla Royal Holloway University di Londra. Il suo primo libro, A Choreographer’s Handbook (2010) – edito da Routledge Publishing, ha venduto oltre 14.000 copie in tutto il mondo.

Matteo Fargion è nato a Milano. Ha studiato composizione con il compositore Kevin Volans e Howard Skempton e, dopo la laurea, ha suonato il basso per un certo periodo nella rock band guidata da Chris Newman: un’esperienza formativa nella performance dal vivo. Il suo interesse per la danza contemporanea è iniziato dopo aver visto la Merce Cunningham Dance Company al Sadler’s Wells Theatre di Londra, ed essere tornato la sera seguente a regalare fiori ai danzatori. Questa esperienza lo ha incoraggiato a partecipare al Corso Internazionale per coreografi e compositori, dove ha scritto musica per la danza e ha incontrato il coreografo Jonathan Burrows con il quale collabora da più di venti anni. Fargion ha scritto musica per diversi coreografi tra cui Lynda Gaudreau e Russell Maliphant. Ancora più importante nel corso degli ultimi quindici anni ha sviluppato una forte collaborazione con la celebre coreografa inglese Siobhan Davies, scrivendo musiche per alcuni dei suoi lavori più significativi tra cui The Art of Touch (1995), Two Quartets (2007) e Minutes for the Collection (2009), del quale è stato anche interprete. Fargion scrive anche per il teatro, soprattutto in Germania, dove ha lavorato per diversi anni al Residenz Theater di Monaco di Baviera, e alla Schaubühne di Berlino sotto la direzione di Thomas Ostermeier, per il quale ha scritto nel 2004 la musica per la pluripremiata messinscena della commedia di Jon Fosse The Girl on the Sofa. Matteo Fargion è Visiting member di Facoltà presso il P.A.R.T.S. di Bruxelles. Fargion ha di recente composto ed eseguito le musiche per Penelope Sleeps di Mette Edvardsen (su commissione del Kunstenfestival), Flowers (We Are) di Claire Croizé e We have to dress gorgeously di Andrea Spreafico.

Il punto di vista di Margareth

Salire su un palco è sempre emozionante; salirci con la consapevolezza di prendere parte a un’azione scenica performativa è ancora più stimolante.

Cosa avrebbe percepito la nostra vista, il nostro udito e carpito la nostra mente, non era prevedibile. La sola cosa da fare: esserci.

Quando si assiste a una performance bisogna liberarsi dalle aspettative perchè sono tranelli per la mente e limiti per la percezione. E, così, ho aperto le spore della mia corazza umanoide per ritornare alla genesi della scoperta di me, di ciò che mi circonda, di quello che mi accade intorno, di chi mi sta intorno, della comprensione del limite che mi porta verso l’altro, degli spazi e dimensioni oltre me. Sono giunta all’altro, secondo un ritmo che, in crescendo, mi ha condotto all’armonia. Un continuo crescere e ampliarsi sino ad espandersi e disperdersi.

Durante il farsi di questa performance, ho avuto l’occasione di tornare alla curiosità del sperimentare per conoscere: oggetti che diventano, man mano, identificazione di una presenza che mi porta altra curiosità e quindi alla continuità e al fluire verso…ho vissuto, insieme ai performers, la libertà e la constatazione della presenza sperimentando piani orizzontali e verticali, l’alto e il basso, il sopra e il sotto, il dentro e il fuori, il vicino e il lontano, il mio e il tuo, la prova e il risultato, la solitudine e la collaborazione, il silenzio e il suono, il pieno e il vuoto, la voce e il tono, la lentezza e il dinamismo, la nota discordante e il ritmo armonico, la terza dimensione e la quarta dimensione, la diagonale e la circolarità…la possibilità e l’impossibilità, l’essere vicino a me e lontano da me, il mio posto e un’altro posto, l’esserci e l’andare via, lo stridore e armonia.

Questo lavoro è stato un rivivere l’esperienza evolutiva dell’uomo a partire dalla nascita sino alla consapevolezza. Questa performance è un inno all’ottimismo e si è felici quando ci si riconosce unici ma anche in tanti e insieme.

Non è stata ossessione di e con oggetti; è stata la possibilità per riprendere quella spontaneità per ciò che siamo davvero: esseri in continua e curiosa ricerca vitale.

Iniziata col silenzio, terminata armonicamente: questo, per me, ha rappresentato la bellezza di esistere “insieme” con e in mezzo agli altri. Pura vibrazione di vitalità.

Margareth Londo

INFO
Nei giorni di programmazione la biglietteria resta aperta fino all’inizio dello spettacolo.

Triennale Milano Teatro – T. 02 72434258 – Web triennale.org
e-mail biglietteria.teatro@triennale.org

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