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Teatro Comunale di Antella

sabato 22 febbraio | ore 21

Salvo

di e con William Pagano

William Pagano

Una famiglia particolare ma più comune di quanto si immagini.
Un contesto difficile in cui Salvo ha sviluppato una patologia mentale; un bel giorno riceve una notizia: la Asl di competenza è riuscita ad inserirlo in un contesto di “lavoro protetto”, una cooperativa di pulizie a Prato. Ecco che per lui inizia una nuova vita, che lo costringe ad una maggiore concretezza: il dover uscire, confrontarsi con una realtà lavorativa spesso faticosa, con i colleghi, l’entrare in contatto con la estesa comunità cinese, così diversa e refrattaria alla nostra, che prima lo incuriosisce, poi lo affascina ed infine lo coinvolge fino a stimolarne l’immaginazione…

William Pagano

“Tra aprile e giugno 2010 ho avuto modo di condurre un laboratorio teatrale per il Cepiss, con dei ragazzi affetti da disabilità mentale.
Ero alla mia prima esperienza del genere e devo confessare che mi sentivo un po’ spaesato, nonostante l’educatrice e altre persone più esperte mi avessero illustrato le problematiche e suggerito una via. Ho tentato la strada del “divertiamoci insieme provando a raccontarci”:
mi sono trovato di fronte a dei ragazzi che mi hanno conquistato con la loro umanità, immediatezza, spontaneità, energia e coinvolto nelle loro dinamiche, che ho capito essere essenzialmente i drammi e le difficoltà di tutti ma non superati e quindi assurti a patologia.
La maggior parte di questi ragazzi sono inseriti in contesti lavorativi, quell’ inserimento nel mondo del lavoro che, se fosse arrivato prima, li avrebbe forse sottratti ai singoli ambiti familiari che il più delle volte risultano essere essi stessi il luogo in cui la patologia nasce, si nutre e si sviluppa.
Non potevo non assorbire tutto questo materiale umano. E’ così che è nato” Salvo”, il mio primo testo teatrale.” – William Pagano

William Pagano

Il personaggio di questo spettacolo è un personaggio estremamente umano, fragile, puro, immediato, è un personaggio che fa simpatia e in cui tutti possono trovare un lato in comune: soffre la violenza del mondo, la disperazione del perchè; del perchè l’uomo debba essere così poco rispettoso dell’altro, fino a non farlo esistere, a cancellarlo con la propria disattenzione, noncuranza; soffre la violenza del potere del padre sul figlio, del datore di lavoro sul proprio dipendente, del lavoratore più anziano su quello meno esperto e via dicendo. E’ un ragazzo che si ritrova a dover vestire dei panni che non ha scelto, perchè qualcun altro gli ha detto chi è, e che cosa fare; qualcun altro ha scelto per lui. Vi hanno mai chiesto che cosa volevate fare da grandi? … Perchè io non ho potuto realizzare il mio desiderio profondo, si chiede il personaggio inconsciamente. … Questo atteggiamento di rinuncia di sé, di accettazione dei condizionamenti esterni (per continuare ad essere amato, accettato, apprezzato e ben voluto) nel suo reiterarsi ci porta a non essere più in grado di scegliere. di agire, ci porta a rinunciare a noi stessi e talvolta perdiamo la capacità di ascoltarci, scatenando ansie, nevrosi, gastriti, dipendenze (vedi il fumo, l’alcool, gli psicofarmaci,  problemi fisici e psichici di ogni genere. E’ ciò che accade a Salvo, il protagonista di questo spettacolo che finisce per sviluppare una patologia: ha rinunciato a sé e non è più in grado di prendere parte alla vita, di parteciparvi attivamente, ma semplicemente svolge dei compiti (quelli che gli sono stati assegnati) e come un burattino si ritrova ad essere agito, in famiglia e fuori, da forze estranee a lui; e allora marcia, come un soldatino “svelto, svelto”, obbedisce a regole e modalità di cui non conosce ragione ma a cui sottostà e poi si spegne. Salvo si ritrova guardare la vita, senza parteciparvi, resta al balcone, guarda la vita degli altri che godono dell’amore, dell’indipendenza, che hanno la patente e possono andare dove vogliono e divertirsi, lui si limita ad osservare gli altri e dice: “io non riesco, li posso guardare”. Ma dentro di sè non è morto, anche se da fuori lo sembra, dentro nasconde e protegge segretamente la fiammella divina, la purezza del bimbo che è stato e che gli fa vivere e realizzare, dentro di se, al proprio interno I propri desideri (sognati, immaginati), segretamente, chiuso nel recinto della sua solitudine, rinunciando alla considerazione altrui.

La “CHINA TOWN” di Prato, la più grande comunità cinese d’Italia, fa da sfondo al monologo di un ragazzo turbato, affetto da disabilità mentale che, come in una sorta di terapia di gruppo, si racconta e svela il proprio mondo interiore.
Salvo, naif e puro, si sente spiazzato, disorientato nella realtà quotidiana e, come un burattino, si ritrova ad essere “agito”, in famiglia e fuori, da forze estranee a lui: e allora marcia come un soldatino, obbedisce a regole e modalità stabilite di cui non conosce ragione ma a cui sottostà.
Solo i Cinesi danno alla routine un guizzo di novità, incuriosendolo con i loro modi schivi, la loro lingua, le loro usanze, la loro cultura millenaria.
In scena un attore e una sedia. E’ il corpo dell’attore che, muovendosi, differenzia spazi e situazioni. La nuda stanza è il luogo in cui, come nella mente del protagonista, si animano personaggi reali e immaginari.
L’uso delle luci scandisce la narrazione. Il risultato è il racconto tragicomico della fragilità di un individuo e della sua inadeguatezza al mondo, inadeguatezza in cui tutti possiamo riconoscerci, assorbiti come siamo da una realtà di cui spesso ci sfugge il significato. – William Pagano

William Pagano

Chi è William Pagano

Fin dalla prima adolescenza si appassiona e frequenta il mondo della poesia e del teatro. Dopo aver conseguito la maturità̀ linguistica, frequenta l’Accademia D’Arte Drammatica Silvo D’Amico, Roma, dove si diploma in recitazione nel 1996. Da allora svolge la professione di attore.
E’ stato allievo, tra gli altri, di: Dino Parretti, Carlo Merlo, Mario Ferrero, Lorenzo Salveti, Marisa Fabbri, Batrice Bracco, Danio Manfredini, Ennio Coltorti, Alessandra Niccolini.
Per il teatro è stato diretto tra gli altri da:  Andrea Camilleri, Giorgio Albertazzi, Paolo Poli, Marco Bellocchio, Ugo Chiti, Ugo Gregoretti, Riccardo Reim, Alessio Pizzech, Stefano Massini, Hervè Ducroux, Federico Tiezzi, Maria Grazia Cipriani.
Contemporaneamente prende parte a numerosi cortometraggi e film, tra cui: “ Smack” regia di Francesco Lagi, “La seconda moglie” di Ugo Chiti, “Pochi Maledetti e Subito” di Roberto Schoepflin; per la televisione ha preso parte alla docu-fiction “Antonio Caneva” di Geraldine Schwarz.
E’ del 2010 la pubblicazione del suo primo libro di poesie, dal titolo” muto-verso”.
Nel 2018 debutta con “Salvo”, di cui è autore, regista ed interprete.


Teatro Comunale di Antella

Via Montisoni, 10, 50012 Antella – Firenze
Informazioni e Prenotazioni: 055.621894 – prenotazioni@archetipoac.it

Categories: TEATRO

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