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Dal 2015 al TEATRO LIBERO, L’Associazione “La Memoria del Teatro”, con sedi a Milano e Catania, diretta artisticamente da Francesca Vitale, attrice, autrice e regista, con la direzione organizzativa di Renato Lombardo, già presidente del Teatro Libero e direttore del Milano Off Fringe Festival, organizza la rassegna teatrale PALCO OFF – Autori, Attori e storie di Sicilia.

Da gennaio ad aprile in cartellone 5 spettacoli (in totale 15 repliche) con un format che prevede degustazioni di prodotti siciliani prima dell’inizio degli spettacoli e dopo degli incontri con gli attori e importanti ospiti per approfondimenti e riflessioni sui temi sviluppati sul palco. Inoltre verranno sorteggiati degli spettatori che riceveranno degli omaggi tipici dell’arte siciliana.

LA QUINTA RASSEGNA

PALCO OFF MILANO

Autori, Attori e storie di Sicilia

Teatro Libero | Milano

venerdì 14 e sabato 15 febbraio | ore 21:00
domenica 16 febbraio | ore 18:00

Legittima Difesa

Il secondo spettacolo che la rassegna propone

di Laura Giacobbe, regia di Roberto Bonaventura prodotto da Maurizio Puglisi con il sostegno del MiBACT e di SIAE per Nutrimenti Terrestri Compagnia Teatrale con Giuseppe Capodicasa, Francesco Natoli e Michelangelo Maria Zanghì e la partecipazione di Cristiana Nicolò

Legittima Difesa

“Le rapine e gli omicidi sono nettamente in calo, mentre la paura aumenta. Come mai?”

Quando tutto diventa troppo complicato, è bene diffidare da chi ci dice che tutto è semplice. Quando sentiamo di non appartenere più a niente, è bene diffidare da chi ci dice che apparteniamo al popolo del buonsenso.

Le rapine e gli omicidi sono nettamente in calo, mentre la paura aumenta. Cosa o chi si nasconde dietro questo paradosso?

È questo il nascosto nel testo di “Legittima difesa”, è nascosto perché non lo dice, te lo porge gentilmente, per farti rendere conto di cosa sia, adesso il nostro paese. L’Italia impaurita, depressa e cosparsa di odio. L’Italia che cerca di reagire ma viene fermata dal muro invisibile dell’ignoranza, del facile schierarsi con il più forte, del difendersi con le armi, con l’insulto, con la negazione dei diritti dell’uomo, con il perdere tutto ciò che di bellezza c’è nell’animo umano.

La circostanza di un rapinatore in casa è un valido pretesto teatrale, uno zoom potente sull’umore nero che bolle nel ventre del Paese.

La situazione perfetta in cui vedere un principio giusto, quale è la necessità di difendersi dalla violenza, deformato dalla propaganda che solletica abilmente insoddisfazione, appetiti violenti e irrazionali.

Ingrandire a dismisura, o meglio forse, comprimere, mettere alla prova dei fatti gli slogan e i deboli argomenti di cui è infarcita la rivendicazione del diritto alla legittima difesa, rivela tutta la solitudine del cittadino digitale e insieme il contesto ingenuamente tragico in cui ci siamo abituati a vivere, fatto di nuove e sempre più inquietanti forme di entusiasmo negativo, golose di insulti, di frizioni, di disvalori, di miserabili ripicche sociali che funzionano come il pronto soccorso di un’autostima che in altri ambiti dell’esistenza continua ad essere mortificata.

“Siamo uguali capo, a me non mi spetta l’orologio tuo e a te non ti spetta la vita mia”


esordisce a gennaio 2020

da venerdì 17 a domenica 19

DIDON NOW

Testo di Lina Prosa

con Elisa Di Dio e Giorgio Cannata

regia e coreografie Andrea Saitta

scene e costumi Luca Manuali

musiche di Michele di Leonardo

Il punto di vista di Margareth:

“Che cor, misera Dido, che lamenti

Erano allora i tuoi, …”

così scriveva Virgilio, nel suo Libro Quarto dell’Eneide…

“Didon Now” è una pièce ricca di suggestioni emozionali. La parola è l’eco di un racconto non più “umano”. L’attrice in scena incarna, ovvero, restituisce in materia mortale, le fattezze di Didone. La sua voce è come fosse un riverbero di antico eco capace di vibrare e risuonare quale voce dell’essenza immortale di Didone. 

Un’anima che racconta se stessa. Questo è “Didon Now”.

Entriamo nella sua intima narrazione; il racconto privato che prende forma scenica e si esprime nella danza del performer che ne interpreta gli accadimenti. 

Vediamo Didone mentre dispone con arguzia strisce di pelle di toro per delimitare il territorio di quella che sarà la sua terra e dove nascerà la sua Cartagine. Per giungere all’incontro con Enea, rappresentato in forma iconografica con l’utilizzo del ribaltamento del piano orizzontale in verticale. Siamo lì anche noi. La macchina del tempo ci traspone davanti ai due amanti: incorniciati da amore ed elevati nello spirito. E, parte di quello stesso soffio oltrepassa secoli e millenni per raggiungerci e raccontarsi come mai prima. Ci rapisce, ci conduce nel remoto ed epico passato ma, quasi immediatamente, ci riporta al presente con un “NOW” che ci atterra e ci sgomenta. Ora, adesso…Didone ci insegna, ci spiega, ci spinge a comprendere per spronarci attraverso il suo esempio a non giudicare ma a trovare “oggi” una via migliore della sua per tutti i redenti dalla vita.

“E mi spello” pronuncia l’essenza di Didone…In questa semplice esclamazione si sublima tutto l’intento drammaturgico di Lina Prosa. Questa autrice ci riporta all’essenziale. 

Avvertiamo il passaggio spazio-temporale dei viaggi continui di andata e ritorno a cui ci muove la sua scrittura scenica. Densa e snella insieme di input riflessivi e suggestivi.

Didone non toglie abiti: “Didon Now” toglie pelle a pelle per giungere alla propria essenza annientando il proprio “involucro”…il suo corpo. Dopo la spada di Enea con la quale si toglie la vita sarà avvolta dalle fiamme purificatrici…rosse, vivide, come il colore del suo abito vellutato, quasi fosse un rimando alla sua pelle regale; gialle, scintillanti, come l’oro che le aveva cinto il capo e le decorazioni della sua veste a ricordarci la ricchezza non solo della sua elevatezza sociale ma soprattutto della propria anima.

“Didon Now” è “essenza” che si sublima e si condensa continuamente, in una messa in scena dove l’ascolto avviene attraverso l’udito e, percettivamente, col dialogo silente tra le anime: quelle sulla scena e quelle in sala.

Margareth Londo

Lo spettacolo, che è già andato in scena al Teatro d’Essai di San Cataldo, al Teatro della Posta Vecchia di Agrigento, al Circolo di Cultura di Sciacca, allo Spazio Franco di Palermo, al Teatro Garibaldi di Enna, porta in scena una regina, una ierofania della Madre mediterranea, una profuga, un’eroina cantata da poeti antichi e dell’oggi o forse più.

Ce la racconta la drammaturga Lina Prosa,  ce la restituisce sulla scena la Compagnia dell’Arpa, nell’interpretazione di Elisa Di Dio, nella vibrazione di corpo e gesto di Giorgio Cannata, per la regia di Andrea Saitta.

Al di là dell’epos virgiliano, che fa di lei una donna combattuta fra la fedeltà alla memoria del marito morto e il nuovo prepotente, sentimento che la spinge verso Enea, con l’esito tragico a tutti noto, Didone è una straordinaria donna che intraprende il cammino fra mare e deserto, e guida il suo popolo sulle sponde di un mare nuovo.

È la fondatrice di una città, è la guida sicura di un popolo che fugge dalla follia della tirannide, è pellegrina e capa, prima che amante.

Questa Didone vive delle sue pelli, si trasforma, muta, sperimenta l’erranza del viaggio e del cuore, brucia nel fuoco della sua coerenza: coerenza al ruolo di donna di potere, coerenza alla vita e all’amore, vissuto come sponda di un mare senza approdo.

In una scena rarefatta, Didone si muove come corpo narrante, icona dell’autorità conquistata con coraggio, immagine dell’annientamento progressivo, non reversibile, cui la condanna l’innamoramento fatale per Enea.

Contraddittoria, bambina, regina, pazza e saggia. Di lei parlano Ovidio, Dante, Virgilio.

Didone assurge al rango del divino, con il nome di Tanit, ipotasi della grande dea Astarte. “Proveremo noi, non a parlarvene, ma a farla parlare, a far vivere tanto le sue ragioni, quanto le sue irragionevolezze, perché è di questo oscuro miscuglio di buon senso e deragliamento di passioni che è fatta la vita di noi, piccoli umani, e questo alla fine ci piace conoscere e condividere. – Elisa Di Dio -”

GLI ALTRI SPETTACOLI DELLA RASSEGNA PALCO OFF
Autori, Attori e storie di Sicilia

Da venerdì 6 a domenica 8 marzo ’20  – QUANTO RESTA DELLA NOTTE
di e con Salvatore Arena – Produzione Manachuma Teatro

Da venerdì 13 a domenica 15 marzo ’20 – CON SORTE  
di Giacomo Guarneri con Oriana Martucci

da venerdì 17 a domenica 19 aprile ’20 – ICARO
di Stefano Pirandello, Regia Mario Incudine

INFO: www.palcooff.it

Categories: INIZIATIVE, TEATRO

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