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TRIENNALE MILANO TEATRO

18-21 dicembre 2019
ore 20.00

Alessandro Serra (Italia)

Il giardino dei ciliegi

di: Anton Čechov / regia: Alessandro Serra / con: Arianna Aloi, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Marta Cortellazzo Wiel, Massimiliano Donato, Chiara Michelini, Felice Montervino, Fabio Monti, Massimiliano Poli, Valentina Sperlì, Bruno Stori, Petra Valentini / drammaturgia, scene, luci, costumi: Alessandro Serra / consulenza linguistica: Valeria Bonazza, Donata Feroldi / realizzazione scene: Laboratorio Scenotecnico Pesaro / direzione tecnica, tecnico della scena: Giuliana Rienzi / tecnico della luce: Stefano Bardelli / tecnico del suono: Giorgia Mascia / collaborazione ai costumi: Bàste / attrezzista: Serena Trevisi Marceddu / organizzazione, distribuzione: Danilo Soddu / produzione: Sardegna Teatro, Accademia Perduta Romagna Teatri, Teatro Stabile del Veneto, TPE – Teatro Piemonte Europa, Printemps des Comediéns / coproduzione: Compagnia Teatropersona, Triennale Milano Teatro 

durata: 135 minuti (con intervallo)

TMT_Alessandro Serra_Il giardino dei ciliegi (foto Alessandro Serra)

Dopo il ritorno del fortunatissimo Macbettu, e a poche settimane dal debutto assoluto di Cagliari, arriva a Triennale Milano Teatro (che ne è anche co-produttore) il nuovo lavoro del regista rivelazione del teatro italiano, Alessandro Serra. In una stagione dedicata ai classici non poteva mancare quello che è considerato il classico per antonomasia del teatro del novecento: ultima opera scritta per la scena da Čechov, Il giardino dei ciliegi è stato il banco di prova di alcuni dei più grandi maestri della regia del secolo scorso, da Charles Laughton e Peter Brook a Giorgio Strehler.

TMT_Alessandro Serra_Il giardino dei ciliegi (foto Alessandro Serra)

Per l’occasione Serra, che cura ancora una volta anche la drammaturgia, le scene, i costumi e le luci dello spettacolo, porta in scena un cast di 12 attori. Il giardino dei ciliegi si apre e si chiude in una stanza speciale, ancora oggi chiamata stanza dei bambini: tra poco arriveranno i padroni, che hanno viaggiato molto, vissuto e dissipato la loro vita, bambini invecchiati che tornano a casa.

Tuttavia il sentimento che pervade l’opera non ha a che fare con la nostalgia o i rimpianti ma con qualcosa di indissolubilmente legato all’infanzia, come certi organi misteriosi che possiedono i bambini e che si atrofizzano in età adulta.

TMT_Alessandro Serra_Il giardino dei ciliegi (foto Alessandro Serra)

Del resto non c’è trama, non accade nulla, perché tutto è già nei personaggi: Il giardino dei ciliegi è una partitura per anime in cui i dialoghi sono monologhi interiori che si intrecciano e si attraversano come un unico respiro, un’unica voce.

Un valzerino allegro in una commedia intessuta di morte, dove la comicità garbata, mai esibita, dell’autore russo fa da perfetto contrappunto ad un’opera spietata e poetica: i personaggi ridono e si commuovono spesso, ma ciò non significa che si debba piangere davvero, è piuttosto «uno stato d’animo – scrive Čechov in una lettera – che deve trasformarsi subito dopo in allegria».

TMT_Alessandro Serra_Il giardino dei ciliegi (foto Alessandro Serra)

Velando di lacrime gli occhi dei suoi personaggi Čechov suggerisce la visione sfocata della realtà sensibile, una realtà spogliata dai contorni: come i vetri delle vecchie case, opachi, deformi, pieni di impurità fornivano una versione estetica della vita oltre la finestra, così le lacrime agli occhi erodono le forme, tanto che a un certo punto non si sa più chi è che parla, se una voce proveniente da un’altra stanza o noi stessi con le parole di un altro. La scrittura stessa agevola questo dissolversi del centro e del focus: l’opera è cosparsa di piccoli impedimenti e fraintendimenti, anche linguistici, rotture sintattiche, pianti, canti, apnee, russamenti, borbottii e filastrocche, suoni che richiamano altri suoni, altri significati.

TMT_Alessandro Serra_Il giardino dei ciliegi (foto Alessandro Serra)

Il punto di vista di Margareth

Gli attori, tanti corpi sdraiati a terra che, secondo ruoli, tempi scenici e ritmi cadenzati si rialzano. Una musica visiva, vibrazioni di anime che si riprendono la vita per raccontarci la propria storia. L’ambiente in cui si ri-trovano e si ri-animano è la Stanza dei Bambini: contiene pochi elementi di arredo; la luce, dai toni bassi e ambrati, delinea pareti che chiudono lo spazio e circoscrivono le azioni. Poi, d’un tratto, quelle stesse pareti lasciano intravedere ombre e flebili luci, sagome che, muovendosi, ci lasciano immaginare atri luoghi senza poterne delineare la natura. E’ lo spazio “fuori”; quello della vita che è stata, della vita che è ricordo e immaginazione, della vita reale che scorre. All’interno, invece, il tempo è consumato dai ricordi che rivivono e muovono i personaggi secondo meccaniche precise di senso e non-senso. La commedia si intriga della tragedia e si assiste a un racconto scenico permeato di ombre, incertezze, vulnerabilità, indugi, lacrime e risate improvvise. Uomini e donne che sono cresciuti e diventati adulti ma che, in quello spazio, si riappropriano di un tempo perduto il quale, attraverso le loro vite, rappresenta la realtà disattesa delle proprie esistenze.

In questo lavoro, non vediamo alberi e giardini: sono i protagonisti a incarnarli. Sono loro gli alberi che, sul finale, verranno tagliati; la casa, che sarà venduta, è la loro esistenza; il giardino, che sarà soppiantato dal cemento, è la cruda verità delle loro anime.

I toni ambrati e caldi delle luci virano in grigi, gialli e ocra a raccontare stridori, affanni, e i pensieri che scorrono, vibrando nei personaggi. Le pareti della stanza oscillano continuamente tra l’essere fredde mura impenetrabili e lo stemperarsi in vulnerabili elementi che lasciano intravedere l’oltre. Le ombre giganti e, poi, misuratamente minime in un gioco scenico che racconta il peso dell’esistenza umana, dei suoi crucci, e dei suoi paradossi esistenziali.

Passaggio epocale e sociale ma, anche, un tempo che blocca le immagini e ci restituisce una continuità immersa nella nostra attualità.

Se il racconto della pièce si esprime con una narrazione di anime per altrettante anime, il viaggio si chiude con sedie impilate, l’una addosso alle altre, e sollevate in aria; ormai la scena è vuota, tutto ciò che era stato non è più, restano i soli oggetti che dimostrano qualcosa di realmente accaduto ma che si è dissolto in un nulla, carico di emozionanti espedienti esistenziali.

Margareth Londo

TMT_Alessandro Serra_Il giardino dei ciliegi (foto Alessandro Serra)

In occasione dello spettacolo, giovedì 19 dicembre alle ore 18.00 il palinsesto di EXTRA – calendario di attività collaterali che accompagna la stagione di Triennale Milano Teatro – propone un Incontro tra Alessandro Serra e Francesco Cataluccio a cura di Valeria Cantoni: l’incontro indgherà nel profondo l’autentica profezia sul Novecento che Il giardino dei ciliegi rappresenta. Con l’aiuto del regista, Cataluccio, profondo conoscitore e critico della cultura mitteleuropea, approfondirà l’opera di Čechov per analizzare quegli aspetti poetici tanto cari a Serra e da lui magistralmente messi in scena.

TMT_Alessandro Serra_Il giardino dei ciliegi (foto Alessandro Serra)

Triennale Milano Teatro – T. 02 72434258 – Web triennale.org
e-mail biglietteria.teatro@triennale.org | orari: martedì-domenica 10.30 – 19.30

Nei giorni di programmazione la biglietteria resta aperta fino all’inizio dello spettacolo.

Categories: IN EVIDENZA

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