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10 – 22 dicembre | sala Bausch

Amami o sposerò un millepiedi

Ferdinando Bruni e Ida Marinelli

leggono la corrispondenza tra Anton Čechov e Olga Knipper

produzione Teatro dell’Elfo

Ferdinando Bruni e Ida Marinelli presentano Amami o sposerò un millepiedi, il carteggio di Anton Čechov con Olga Knipper, grande attrice e sua compagna degli ultimi anni: ironia, affetto e uno sguardo inimitabile sulle cose del mondo.

Si conoscono nel 1898 in occasione delle prove de Il Gabbiano, nel quale Olga interpreta  Arkadina. Ed è una folgorazione. Si incontrano quando possono Anton e Olga, altrimenti si scrivono, più di 400 lettere in cinque anni: lui da Jalta, costretto dalla malattia a cercare rifugio in un clima mite, lei dal Teatro dell’arte di Mosca di cui fa parte.

Lui scrive Zio Vanja, Le tre sorelle, Il giardino dei ciliegi e lei, diretta da Stanislavskij, è sulla scena Elena, Masha e Ljuba.

Il punto di vista di Margareth

Anton e Olga, due esseri umani prima che essere un grande scrittore e drammaturgo lui, una magnifica attrice lei.

Entrambi sono legati da un forte amore e da una intensità intellettuale, complice e simbiotica. In una scena avvolgente, in cui il ricordo è rapito da una serie di tulle semitrasparenti, dai toni chiari e caldi, su cui si stagliano piccoli oggetti scenici capaci di far risuonare voci e legarli a volti noti insieme a dialoghi di un tempo passato che rivive. Questo, filtrato dalle trame dei tessuti sospesi, rimanda echi di soavi melodie armoniche, delicate, espresse a fil di voce ma anche con l’impeto dell’umana attesa.

L’ascolto è l’azione scenica che ci viene richiesta: le parole pronunciate, lette e assorbite, consentono all’interpretazione di fare il proprio corso. Assaporiamo le sfumature di due vite legate all’arte e alla bellezza. Riconosciamo le note della sofferenza e della lontananza quali le due presenze ingombranti e tristi che abitano le loro vite; eppure, attraverso di esse, le parole e i pensieri possono essere fissati sui fogli che costituiscono le preziose lettere che abbiamo il privilegio di ascoltare oggi.

Entriamo nel loro mondo: la vitalità della sottile e garbata ironia, i dubbi e le perplessità per le messe in scena dei personaggi nati dalla mente di Anton, i loro caratteri e sottigliezze, la capacità di superare con pensieri alternativamente positivi il dolore per una salute molto debole, le promesse e i sogni insieme ai viaggi reali e immaginari per vincere scegliendo sempre la vita come unica possibilità per non cedere allo sgomento per la solitudine e la lontananza del proprio amore.

Per Anton e Olga l’Arte non è cosa a parte: essa è la sostanza delle loro vite e l’amore lo slancio per andare sempre avanti. Ho immaginato gli occhi che leggevano le parole che venivano scritte proprio nel momento dell’ispirazione; e ho visto il luccichio gioioso ma anche la fulminea brillantezza delle lacrime nascoste e trattenute.

La passione? Tutta la loro vita è passione pura e, noi che ascoltiamo, la sentiamo vibrare ancora oggi ascoltando i loro dialoghi. Le loro anime ci parlano ancora e gli spettacoli di cui assaporiamo ogni retrogusto ci emozionano ancora molto.

Margareth Londo

amamiosposerounmillepiedi

Olga — Allarme! Allarme atto terzo! La canzone che Vershìnin e Masha canticchiano come la dobbiamo fare? Nemirovìch dice che dev’essere come uno squillo di tromba ‘Tram tam tam!’ Mi sembra un’idea orribile. E mancano dieci giorni al debutto! Aiutami Toto, senza di te sono perduta!

Anton — Se Stanislavskij rovina il terzo atto, rovina tutta la commedia e rovina anche la mia reputazione! Effetti sonori? Oh mio dio, ma cosa sta facendo? Dev’esserci solo il suono dell’incendio, lontano, attutito, e sul palco silenzio assoluto. E poi, mia cara, il monologo di Masha non è una pubblica confessione, è solo una conversazione sincera. Recitalo con un po’ di tensione, ma non essere disperata, non alzare la voce, sorridi ogni tanto e soprattutto cerca di sentire la fatica di una notte come quella…

E ancora su Il giardino dei ciliegi

Olga — Stanislavskij mi ha chiesto se stai scrivendo la pièce. Dice che l’anima ha bisogno di conforto. Amore, se tu sapessi com’è necessaria la tua pièce, come tutti l’aspettano avidamente. Aspettano la tua finezza, la tua tenerezza, il tuo profumo, la tua poesia, tutto quello che tu puoi dare. E tu lo senti, mio delicato scrittore? Anima mia, caro! Con quanto amore studieremo, reciteremo, coltiveremo Il giardino dei ciliegi. Vedrai. E tu vivrai ogni cosa insieme a noi.

Anton — Caro il mio cane senza coda, probabilmente questa lettera ti arriverà dopo che un telegramma ti avrà annunciato la fine della pièce. Scrivo il quarto atto con facilità, senza apparente sforzo, e se non l’ho ancora terminato è perché ho sempre qualche acciacco. Oggi sto meglio di ieri, è vero, ma verso le 11 le gambe e la schiena hanno preso a farmi male e ho cominciato a tossire. Penso però che d’ora in poi mi sentirò molto meglio. Mi sembra che la mia commedia, per quanto noiosa, contenga qualcosa di nuovo. A proposito, in tutta la pièce non c’è neanche uno sparo. Cercami un’attrice per il ruolo di una diciassettenne e quando l’hai trovata, fammelo sapere.

Ci lasciano il dono prezioso di una corrispondenza che parla di amore, di arte, di teatro e di vita, una corrispondenza che continua anche dopo la morte di lui, con le ultime tenere e commoventi lettere di Olga a un Anton che non c’è più.


TEATRO ELFO PUCCINI, corso Buenos Aires 33, Milano –  Orari: Martedì/sabato ore 19.30, domenica ore 15.30 – Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org.

Categories: PROMPT, TEATRO

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