Print pagePDF pageEmail page

Sala Grande
11 – 22 Dicembre 2019

CITA A CIEGAS

(Confidenze fatali)

di Mario Diament
traduzione, adattamento e regia di Andrée Ruth Shammah
con Gioele Dix – Laura Marinoni, Elia Schilton – Sara Bertelà, Roberta Lanave
scena Gianmaurizio Fercioni
luci Camilla Piccioni
costumi Nicoletta Ceccolini
musiche Michele Tadini

produzione Teatro Franco Parenti e Fondazione Teatro della Toscana

Durata: 2 ore

Cita a ciegas, Gioele Dix_foto di Luca Del Pia

È la vista di un cieco, evocazione di Borges, a illuminare il buio dei nostri labirinti interiori in Cita a ciegas (Confidenze fatali) dell’argentino contemporaneo Mario Diament, scoperto da Andrée Shammah che lo ha portato al successo a Milano e in una lunga tournée nel 2018.

Cita a ciegas, Gioele Dix_foto di Luca Del Pia

La regia svela il paradosso facendo risuonare negli interpreti le corde più intime e ci porta fuori dal labirinto, in una realtà parallela e più vera. Con Gioele Dix che rivela nuove, impalpabili espressività nel ruolo del cieco/Borges, Laura Marinoni, Elia Schilton, Sara Bertelà, Roberta Lanave, lo spettacolo è coprodotto con Fondazione Teatro della Toscana.

Cita a Ciegas_ Laura Marinoni e Gioele Dix_foto di Luca Del Pia

Un uomo cieco è seduto su una panchina di un parco a Buenos Aires. È un famoso scrittore e filosofo che era solito godersi l’aria mattutina. Quella mattina, la sua meditazione viene interrotta da un passante da qui una serie di incontri e dialoghi svelano legami tra i personaggi sempre più inquietanti, misteriosi e a tratti inaspettatamente divertenti.

Come Borges, che crebbe parlando e scrivendo in inglese e spagnolo e visse in diversi paesi, Diament è uno scrittore interculturale, un emigrato e un esule che scrive della e sull’Argentina, sull’identità e l’isolamento, come fece il grande poeta argentino.

Cita a ciegas_Elia Shilton e Gioele Dix_foto di Luca Del Pia

Il punto di vista di Margareth

Un uomo cieco seduto su una panchina in un parco; non a caso, uno scrittore e filosofo. In solitudine, riflette e assorbe i raggi di un caldo sole e la carezzevole ombra degli alberi vicini. Non è, per me , fondamentale sapere chi egli sia o a chi possa ricondurre: ciò che conta è la sua natura umana ossia le caratteristiche che Mario Diament ha voluto riassumere nella sua figura. 

Infatti, intorno allo scrittore, ruotano personaggi che appaiono slegati e con vite separate ma che in realtà sono tutte legate da un unico filo conduttore…

Il racconto è come il dispiegarsi di una matassa il cui filo viene raccolto piano alla volta dallo spettatore. Il punto fisso è lo scrittore e la sua cecità lo ancora ancora di più alla realtà, al luogo, al tempo. Egli è quasi la personificazione di un’ancora: diventa il centro del mondo della profonda e oscura anima dei personaggi che lo incontrano e col quale si confidano senza indugio. Se si ha un segreto e non è possibile parlarne con nessuno, una persona estranea, sconosciuta, diventa la possibilità di esternare i propri pensieri con serena libertà. In più, la cecità dell’uomo, che viene riconosciuto da tutti quale scrittore famoso, è garanzia di non identificazione ma anche di opportuno e valido consiglio data l’autorevole personalità che gli si attribuisce.

Non è tutto. Non vi è mai un giudizio da parte sua; ascolta, consiglia, riflette insieme, lascia liberi, non sentenzia. 

Tutto il movimento scenico e dialettico giunge a lui, si dipana, si allontana per poi ritornare a lui in un finale in cui tutto si chiarifica e si placa in lui. 

“L’amore non vissuto tornerà a chiedere la sua parte”…l’ultima battuta ad essere pronunciata e che promette la ripartenza dopo il blocco di esistenze e le tragiche evoluzioni delle vite compromesse da quello stesso amore che nel frattempo aveva vestito tanti ruoli rincorrendo se stesso nelle mille sfaccettature delle identità umane.

Questa pièce porta a galla le oscure profondità dell’essere umano; i pensieri nascosti, le situazioni non affrontate, le leggerezze che chiedono riscatto. 

La scenografia esprime, nella sua formale linearità, la possibile evoluzione delle vite coinvolte nella pièce: si apre e si richiude, diventa il muro capace di dividere otticamente lo spazio tra panchina e parco facendoci mettere a fuoco la figura dello scrittore cieco, per poi aprirsi e diventare uno spazio abitativo, precisamente uno studio, asettico e molto ordinato. Nella sua semplice realtà spaziale racconta percettivamente il carattere dei personaggi descrivendone, con un linguaggio non verbale ma fortemente intuitivo, le insidie a cui cedono. 

Questo testo è mirabile, gli attori eccezionali, il bagaglio da portare a casa enorme.

Margareth Londo

Cita a ciegas_Elia Schilton e Sara Bertelà_foto di Luca Del Pia

ORARI
mercoledì h 19:45; giovedì h 21:00; venerdì h 20:00; sabato h 20:30; domenica h 16:15; martedì h 20:00

INFO|Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

Categories: IN EVIDENZA

Leave a Reply