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Teatro Fontana

13-24 novembre 2019

DEBUTTO IN PRIMA NAZIONALE

TRADIMENTI

di Harold Pinter

traduzione di Alessandra Serra
regia Michele Sinisi
con Stefano Braschi, Stefania Medri e Michele Sinisi
scene Federico Biancalani
collaborazione artistica Francesco M. Asselta
aiuto regia Nicolò Valandro

Foto Luca Del Pia

produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale

Spettacolo selezionato aNext-Laboratorio delle idee

Tradimenti – foto: Luca Del Pia

Debutta in prima nazionale l’ultima produzione Elsinor firmata dal regista e attore pugliese Michele Sinisi.

Scritta dal drammaturgo inglese Premio Nobel per la Letteratura Harold Pinter e presentata nel 1978 a Londra, Tradimenti è una delle più celebri opere dell’autore.

Tradimenti – foto: Luca Del Pia

La storia è quella di una relazione extraconiugale ripercorsa però a ritroso, dalla sua fine fino ai suoi esordi. Tutto inizia due anni dopo la fine del rapporto e termina prima che esso abbia inizio. Ma, oltre ai due amanti c’è anche il marito di lei, nonché migliore amico di lui. Insomma, un triangolo a tutti gli effetti, dalla trama apparentemente semplice e lineare. Se non fosse che il susseguirsi dei fatti lascia piano piano spazio alla complessità d’animo dei tre personaggi, accomunati da un segreto a volte difficile da portare. Ed è forse proprio questo – il segreto – l’elemento chiave della pièce. Le parole non dette, i pensieri taciuti, le azioni nascoste riempiono le vite dei personaggi, invadono i loro spazi, si insinuano in tutte le loro relazioni. Ma, come spesso avviene con le opere dei grandi maestri, non è solo di loro che Pinter ci parla. Sono infatti anche la nostra quotidianità, il nostro segreto ad essere messi in gioco.

Tradimenti – foto: Luca Del Pia

NOTE DI REGIA

Chi frequenta il teatro e la letteratura conosce molto bene Pinter e il suo Tradimenti mentre chi non l’ha mai visto ne apprezza l’intreccio. Questo dovrebbe rendere molto difficile, per un regista oggi, portare avanti un discorso originale sul testo considerando quanto la forma del testo non possa essere minimamente toccata.

L’approfondimento dell’umano ha accompagnato la costruzione dello spettacolo fianco a fianco con lo scenografo Federico Biancalani e gli attori. Fondamentale è stato un profondo confronto collettivo rispetto al testo e alle sue possibili interpretazioni.

Tradimenti infatti è ricco di elementi di analisi, di spunti di riflessione che tutt’ora possono attivare, nel pubblico, una risposta “potente”. Bisogna solo cercare nuove prospettive da cui guardare il tradimento, esaminare la complessità di questo tema. Non basta rappresentarlo. Per fare questo si è resa la scenografia co-protagonista, elemento fondamentale infatti a portare fisicamente l’opera pinteriana davanti allo spettatore creando un ambiente in cui i corpi e le voci potessero emergere in tutta la loro forza vitale. “L’opera” messa in scena consiste nei diversi livelli proposti dal testo: l’opera della galleria d’arte diretta da Emma, le opere letterarie del mondo dell’editoria da cui provengono Jerry e Robert, e l’opera di Pinter intoccabile, non modificabile, quasi fosse marmorea e inscalfibile. Quindi il concetto di tradimento riguarda la narrazione nella sua totalità, tra la forma e il contenuto. Il titolo del testo segna un’esperienza non solo di coppia ma umana più in generale, rispetto all’opera, alla possibilità e alla tentazione di rivelarne piani nascosti. Complesso è il tradimento nel rapporto col pubblico che, convinto di aver compreso tutto, scopre continuamente il ribaltamento della verità accompagnato da uno strano piacere per quell’imprevisto. Il piacere del rischio che ci fa sentire vivi nella vita e sulla scena nel tradire il testo, la voce dell’autore. Ma sappiamo quanto tradire possa significare elaborare, rinnovare con nuova vita la voce autoriale in uno spazio nuovo nel quale esprimersi. Io ho deciso di affrontare questa “traduzione” in scena utilizzando come filo rosso quello del testo, in quanto opera d’arte. La professione di gallerista di Emma, quella legata alla scrittura di Jerry e Robert sono gli elementi attraverso i quali il percorso artistico interroga se stesso, nel testo e nella scena. Ecco questo ho voluto valorizzare, insieme allo studio dei rapporti fra i protagonisti, alle loro relazioni. Però, come sempre, prestando grande attenzione al pubblico.

Michele Sinisi

Tradimenti – foto: Luca Del Pia

Il punto di vista di Margareth

Mettere in scena i testi del drammaturgo britannico Pinter non è certo facile.

Con Tradimenti, però, ci sono tanti indizi che consentono, partendo dalla soluzione, una decostruzione di causa effetto attuabile con un dramma che si esprime a ritroso nel tempo. E’ un nastro che si riavvolge per tornare al suo inizio; quel tornare indietro è l’espediente che Pinter adotta per mostrarci le fasi che hanno condotto i protagonisti alla situazione finale che è, in realtà, il punto di partenza, lo stato di fatto, da cui il dramma prende il via ad apertura sipario.

In scena e protagonisti della vicenda sono una donna, Emma, il suo ex amante, Jerry, suo marito, Robert, e due personaggi corollario, che vengono solo citati, come la moglie dell’ex amante e uno scrittore legato lavorativamente alle figure del marito e del suo ex amante.

La profondità della disanima del drammaturgo, chiaramente delineata nella sua stilistica narrativa si esprime, con la regia di Michele Sinisi, a tratti e non in maniera convincente.

La caratteristica di Pinter di mantenere un certo distacco analitico nelle figure dei protagonisti che delinea qui diventa una fredda dialettica che innesca domande e risposte che restano sospese e che non riescono ad ancorarsi al processo profondo a cui Punter intendeva sottendere.

Non basta la scenografia essenziale ma presente a identificare i momenti a cui assistiamo e gli anni e i luoghi che visitiamo insieme ai protagonisti: è un’essenzialità che dovrebbe lasciare il passo agli attori ma che, in realtà, sottolinea il carattere freddo e glaciale della pièce proposta. Il movimento della caduta della facciata del muro ledwall del fronte scena centrale avrebbe dovuto aprire e dare il via a un susseguirsi di situazioni, invece, ci fa sprofondare in un abisso di incertezze e naufragi delle anime dei protagonisti.

Lo spettacolo risulta slegato, non c’è una continuità sintattica e pur essendoci quel disequilibrio di fondo, non emerge la vera finalità drammaturgica. I dialoghi restano freddi e non calibrati e piuttosto che far lavorare la nostra percezione interiore e macerare il messaggio dentro di noi, ci annienta l’interesse.

Si solleva, ad un certo punto della pièce, la parete ledwall e in un angolo sullo sfondo a destra, Robert simula l’azione ripetuta di prendere a calci all’addome la moglie Emma. Con onestà, è una scena utile al racconto? Cosa ci vuole raccontare il regista usando un’immagine ripetitiva…lungamente ripetitiva? E’ la punizione che merita la donna per la sua infedeltà? E’ lo stato di un uomo debole che deve per forza essere brutale per mostrare di essere il più forte? Ma, soprattutto, non è forse una rilettura di Pinter un po’ troppo sopra le righe? O cosa? Non trovo una spiegazione che la giustifichi e le dia senso; trovo, invece, terribile e sgradevole l’uso di un significante del genere e in quella modalità e tempistica registica.

Giunge la scena tra Emma e Jerry nel loro appartamento e la scena che farebbe intuire la loro possibile intimità è sintetizzata con lui, che si sfila i pantaloni restando in boxer e camicia lunga, e lei, senza camicia con seno scoperto e coi pantaloni addosso. Anche in questo caso, per raccontare un possibile momento di pseudo passione abbiamo bisogno di vedere una seno al vento per una scena che dura oltre il possibile sesso? 

Ad un tratto siamo a un party…ma non termina mai…è un susseguirsi di musiche pop e Jerry seduto a destra del ledwall, Robert sui gradini fronte scena, Emma che si dimena, balla e improvvisa movimenti…questa immagine prolungata vorrebbe magari raccontarci le feste del ‘68?…chissà…ciò che arriva è una interminabile attesa per il prossimo dialogo dei protagonisti che non arriva mai…e il pubblico si alza e piano alla volta va via…magari è un effetto voluto…magari no…quel che resta è la dispersione di ogni tentativo di costruzione della tematica drammaturgica. E, infine, Jerry interrompe finalmente quel buco fatto solo di musiche e si mostra ubriaco e molestatore…

Penso che Pinter avesse in mente altri significati da destinare al suo pubblico.

Margareth Londo

Tradimenti – foto: Luca Del Pia

TEATRO FONTANA | Via Gian Antonio Boltraffio, 21| Milano

INFORMAZIONI

DALLE 09:30 ALLE 18.00
DA LUNEDÌ A VENERDÌ | +39 02 6901 5733 | biglietteria@teatrofontana.it

ORARI SPETTACOLI

DA GIOVEDI’ A SABATO ORE 20.30
DOMENICA ORE 16.00

RITIRO BIGLIETTI

DALLE 15:00 ALLE 18:00
DA LUNEDÌ A VENERDÌ

La biglietteria apre due ore prima dell’inizio dello spettacolo. Ritiro entro 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.

Categories: TEATRO

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