Print pagePDF pageEmail page

Teatro Carcano | Milano

da giovedì 7 a domenica 17 novembre 2019

DEBUTTO NAZIONALE

LO ZOO DI VETRO

di Tennessee Williams

adattamento e regia Leonardo Lidi dalla traduzione di Gerardo Guerrieri

con (in ordine alfabetico) Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Mario Pirrello, Anahì Traversi
scene e light design Nicolas Bovey | costumi Aurora Damanti
sound design Dario Felli |assistente alla regia Alessandro Businaro

produzione LuganoInScena/LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano| TPE – Teatro Piemonte Europa. In collaborazione con Centro Teatrale Santacristina.
Lo zoo di vetro viene presentato per gentile concessione della University of the South, Sewanee, Tennessee.

Lo zoo di vetro – foto: ®Masiar Pasquali

Leonardo Lidi, alla sua prima prova importante, firma adattamento e regia de Lo zoo di vetro di Tennessee Williams, che avrà il suo debutto nazionale al Teatro Carcano di Milano giovedì 7 novembre, con repliche fino a domenica 17 novembre. Sulla scena, a rappresentare le complicate dinamiche familiari dei Wingfield, un ottimo quartetto di attori formato da Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Anahì Traversi, Mario Pirrello.

Lo spettacolo è prodotto LuganoInScena/LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano e TPE-Teatro Piemonte Europa. Tra le piazze della tournée, Torino (Teatro Astra, 19-24 novembre), Varese (Teatro di Varese, 26 novembre); Russi (RA – Teatro Comunale, 28 novembre).

Lo zoo di vetro – foto: ®Masiar Pasquali

Dramma familiare che presenta numerosi tratti autobiografici ricorrenti nell’opera dello scrittore statunitense – il desiderio di allontanarsi dalla casa natale, il rapporto tormentato con un padre ostile, l’angoscia e la
preoccupazione per la malattia mentale della amatissima sorella – Lo zoo di vetro è il lavoro con il quale Williams iniziò a farsi conoscere dal grande pubblico.
Opera teatrale il cui debutto data 1944, Lo zoo di vetro rielabora la trama di Ritratto di una ragazza di vetro, racconto che lo stesso Williams scrisse dieci anni prima. Ne è protagonista Amanda Wingfield, una madre di famiglia che, abbandonata dal marito, ha dovuto assumersi la responsabilità di crescere da sola i suoi due figli, Tom e Laura – che soffre di un grave handicap fisico – allevandoli in un clima pieno di attenzione e tenerezza ma anche di eccessiva preoccupazione per il loro futuro.

Lo zoo di vetro – foto: ®Masiar Pasquali

Note di regia di Leonardo Lidi
“È come se stessi affrontando un divertito viaggio personale attraverso le famiglie del Teatro. Dopo aver recitato negli Atridi in Santa Estasi di Antonio Latella il ruolo del padre Agamennone, e dopo aver messo in scena Spettri di Ibsen e il focolare della famiglia Alving alla Biennale Teatro, mi sembrava il momento di bussare alla porta di un’altra Casa fondamentale per il mio percorso formativo: i Wingfield.
Lo zoo di vetro, il testo più autobiografico di Tennessee Williams, mi permette appunto di continuare questa ricerca tra le dinamiche più basilari ed elementari del nostro inizio e di farlo in maniera attiva, scomponendo e toccando senza preoccupazioni l’universo proposto dall’autore. Come si muove la famiglia nel tempo? Come si sposta il teatro tra i secoli? Il dramma borghese necessita di limiti dettati (anche) dall’amore e analizzare di volta in volta lo spessore delle pareti che ci circondano resta il mio interesse prioritario in questa esperienza registica. Tom/Tennessee, come suo padre, apprende l’arte del fuggire ma rimane comunque ingabbiato in un album di fotografie, vive costantemente in un limbo tra i tempi e l’unica cosa che può fare per tentare di progredire e di raggiungere un nuovo luogo è raccontare al pubblico un pezzo della propria storia. Ma dove andiamo quando camminiamo nel buio del futuro?”

Lo zoo di vetro – foto: ®Masiar Pasquali

Il punto di vista di Margareth

Un grande lampione, a destra della scena e, poi, davanti ai nostri occhi si schiarisce una scenografia dai tratti riconoscibili: una casa, nella sua massima esemplificazione evocativa e immaginifica e che, attraverso i colori, ci introduce a un mondo parallelo non reale. Entriamo, introdotti dalle parole di Tom, interpretato da Tindaro Granata, protagonista e narratore del dramma di Tennessee Williams, in un mondo in cui ogni cosa è il rovescio della medesima medaglia. 

I costumi coi quali si mostrano i protagonisti, in un primo tempo, spiazzano le nostre aspettative ma ben presto, armonizzati nel contesto scenico e a seguito delle parole di Tom che ci preannuncia e prepara alla pièce, siamo pronti a lasciarci guidare nel mondo che il regista, Leonardo Lidi, ha interpretato per noi.

Siamo di fronte alla rappresentazione del dentro e del fuori: dentro, come le mura domestiche e le psicologie dei personaggi protagonisti; fuori, come un mare limbico in cui c’è tutto il resto e non solo. Questo mare è la divisione non netta tra passato e presente, tra il ricordo di Tom e la verità che lo tormenta ancora, tra il certo e l’incerto ossia quello che è stata la sua famiglia e quello che non si sa cosa sia il resto al di fuori da quel nucleo chiuso a se stesso. I limiti non sono chiaramente definiti se non forse dalla pedana scenica che rappresenta il luogo del ricordo concreto: il luogo della famiglia, fatto di una precisa quadratura scenica all’interno della quale tutto si sviluppa ma che, al di fuori, perde il proprio focus in bilico tra lo smarrimento emotivo e l’ansia per il futuro che non riesce a identificare o intravedere.

Manca luce negli animi dei protagonisti. Il ricordo opprimente e assillante di Tom, lontano da sua madre e sua sorella ma vinto dal senso di colpa, accorcia le distanze della lontananza in cui si è rifugiato. La sua non è la soluzione: è una possibilità di sfuggire. 

La mamma, Amanda, mirabilmente interpretata da Mariangela Granelli, ci rapisce con cambi tonali, espressioni e accenti e ci mostra il suo mondo interiore e la faccia esteriore che mostra ai figli. Quel naso da clown è quel movimento che ci fa intendere la versione di Amanda che si sta mostrando, aprendo e chiudendo i mondi entro cui fluttua il ricordo.

E le scarpe? Così clownesche così come simbolo di un ancoraggio alla verità e realtà mai divenuti possibili; quasi un voler cercare la risposta ai sensi di colpa di Tom; grandi come grande il vuoto di Tom e il vuoto delle risposte a cui non è giunto per quietare la propria anima; grandi come grande l’inquietudine di non riuscire a trovare la propria collocazione nel mondo di madre, di figlio e di figlia, Laura, la sorella tanto timida quando indifesa e zoppa. Lei, Laura, ha un piede clownesco e un piede scalzo, come a mostrare la realtà indiscutibile della proprio stato fisico e, dall’altro, l’incapacità, come sua madre e suo fratello, a collocarsi nel mondo.

Jim, l’amico di Tom, è la nota che si scosta dal resto: lui è il mondo reale, non ha maschere ed elementi clowneschi. Jim è l’esterno alla famiglia che entra ed esce dal mondo dei protagonisti a segnare il momento del non ritorno di Tom. Jim rappresenta la realtà che entrando nell’intimità del nucleo familiare di Amanda, di Laura e dello stesso Tom, ne sancirà la rottura del distorto equilibrio ma anche l’incolmabile vuoto che non sarà mai colmato dopo l’allontanamento.

In questa pièce, Laura non spegne candele a chè Tom possa dimenticare…assistiamo a un  grande movimento ondulatorio, un terremoto emotivo, che porterà al crollo della parete che identificava la casa-nucleo chiusa dei protagonisti. E quel crollo, sancisce la fine come l’inizio del tormento mai sopito di Tom.

Lo spettacolo è mirabilmente misurato nelle pause, nei silenzi, nelle risate e allegre, illusorie, esternazioni, nei ritmi del parlato e dei passi al limite e in bilico sul bordo del mare limbico. Si passa da un quadro all’altro con una narrazione semplice e schietta. I controtempi rompono le aspettative degli spettatori ed è sempre la regia a determinare le immagini e i dialoghi da seguire.

Non si avverte l’esigenza di una pausa, piuttosto, l’attenzione resta vigile e attenta per tutta la durata della messa in scena e, al crollo della parete sul finale, il pubblico non può che partire con l’applauso perché liberato dallo spartito registico che lo ha domato sino a quel momento.

Margareth Londo

Lo zoo di vetro – foto: ®Masiar Pasquali

TEATRO CARCANO – corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano info@teatrocarcano.com | www.teatrocarcano.com

ORARI: martedì e venerdì ore 19.30 | mercoledì, giovedì e sabato ore 20.30 | domenica ore 16.00

PRENOTAZIONI: 02 55181377 | 02 55181362 – Spettacolo inserito in “Invito a Teatro”

Categories: IN EVIDENZA, ON STAGE

Leave a Reply