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TEATRO MANZONI – Milano

Francesco e Virginia Bellomo

PRESENTANO

dal 10 al 27 ottobre 2019

feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30

GIANFRANCO JANNUZZO

IN

IL BERRETTO A SONAGLI

di Luigi Pirandello

CON

Emanuela Muni (Beatrice)

Alessio Di Clemente (Fifì) – Rosario Petix (Commissario Spanò)
Alessandra Ferrara (Fana) – Carmen Di Marzo (Saracena)

e la partecipazione di Anna Malvica nel ruolo della signora Assunta

scena Carmelo Giammello
musiche Mario D’Alessandro
luci Giuseppe Filipponio
costumi Mara Gentile

regia FRANCESCO BELLOMO
adattamento Francesco Bellomo, Moreno Burattini
assistente alla regia Maya Melis
voce solista Francesca Gambina

“Il berretto a sonagli” prende spunto da due novelle: “Certi obblighi” e “La verità”; in entrambi i casi si narra di un marito che, nonostante sia a conoscenza dell’adulterio della moglie, lo accetta con rassegnazione, ponendo come unica condizione la salvaguardia dell’onorabilità. La società costringe gli individui ad apparire rispettabili, obbedendo a precisi codici di comportamento; in realtà tutto è permesso purché si salvino le apparenze.
La vicenda trascende, nel suo giuoco beffardo, la realtà dell’ambiente, ma non si sarebbe potuta realizzare al di fuori di quella.
Ciampa, scrivano in una cittadina all’interno della Sicilia, è inserito in una società piccolo-borghese, condizionata dai “galantuomini”, ma non esclusa da un rapporto attivo, anche se subalterno, con la classe superiore. La morale sessuale è pur sempre sofisticata, ma acquisisce, nel caso di Ciampa, il decoro convenzionale e ipocrita del codice borghese del perbenismo, un codice sul quale la beffarda rivalsa del subalterno gioca una sua partita arguta e teorizza il sistema pratico, socio-morale delle “tre corde”: la seria, la civile e la pazza.

Il personaggio di Ciampa proposto da Gianfranco Jannuzzo è il distillato di questa contaminatio pirandelliana e si muove con pacatezza e lucidità nell’arco dei sentimenti di dolore, furore, pietà e ironia che permeano il suo essere ora uomo, ora pupo, ora personaggio. Una recitazione sommessa che cova la sua esplosione, un personaggio ragionante eppure tempestato di offese laceranti.
Si è voluto creare un apparentamento tra Ciampa e il professor Toti di “Pensaci Giacomino” per una certa similitudine tra i due protagonisti, ma principalmente per le situazioni. Lo spirito che anima Toti, pieno di rassegnazione pur di mantenere gli affetti, risulta dominante, seppure in maniera diversa, anche in questa sorta di triangolo tra Ciampa, la moglie Nina e il Cavalier Fiorica.
Il recupero del copione originale consente di evidenziare la spontaneità della vis comica pirandelliana. Inoltre il reinserimento di alcune scene tagliate permette di identificare meglio e la tematica dell’opera e i caratteri dei personaggi.
Ci si riferisce in particolare al primo atto, (quadro I) dove la protagonista afferma che ogni notte ha la tentazione di ammazzare il marito, al quadro III in cui Fifì accusa la sorella di un’ambiguità sessuale, che sarebbe a suo dire il problema per cui il marito cerca altre donne, o ancora al quadro V con la battuta di Spanò sul pane francese o all’atto secondo (quadro I) con la scena dello scorpione nella biancheria, indicatore del tradimento nella casa.

Per dare maggiore impatto emotivo si è anche aggiunto un prologo in flashback all’inizio dello spettacolo, dove gli amanti clandestini vengono colti in flagranza di reato ed arrestati, scena che non esisteva e di cui si sentirà il racconto durante la commedia.
L’ambientazione, collocata nell’immediato dopoguerra, permette di recuperare certe situazioni tipiche del mondo siciliano ed in particolare agrigentino di quel tempo.
Le musiche di Mario D’Alessandro ci riportano a quelle sonorità forti e terragne che hanno caratterizzato la produzione cinematografica dei film di ispirazione siciliana degli anni ’50.
La scenografia di Carmelo Giammello è ispirata alle case siciliane dell’epoca, dove si era soliti coprire le pareti con i teli neri e tutti i mobili e le finestre con dei drappi, metafora di un desiderio di non contaminazione e conseguentemente di una mancanza di rapporto tangibile con le cose e le persone.

  • Il punto di vista di Margareth

Sono trascorsi poco più di cento anni dalla prima messa in scena di questa commedia, scritta dal grande Luigi Pirandello, eppure, gli spunti di riflessione che innesca sono sempre ricchi di contemporanea vitalità.

La rilettura che viene presentata, in scena al Teatro Manzoni, consegna al pubblico sottili novità e lineari sfumature. Conosciamo i personaggi che il regista e co-produttore Francesco Bellomo guida attraverso il “paradosso pirandelliano dell’esistenza umana” nel momento del suo “farsi”. Notiamo immediatamente dei dettagli: 

  • conosciamo la signora Beatrice, a inizio commedia, sdraiata sul suo divano di casa; non piange…sembra dormire…e, alle sue spalle, dal retro di un tulle scenico nero, si vedono chiaramente le figure dei due amanti sorpresi. Un indizio registico, una sorta di premonizione portata al pubblico per suggerire quel che accadrà di lì a poco…e l’attenzione viene spostata sulla Saracena, figura grottesca e che rappresenta l’incarnazione della voce interiore di Beatrice che, combattuta e avvilita dalla propria situazione personale, attinge coraggio per mettere in atto la propria vendetta;
  • entra in scena la serva Fana, che sarebbe dovuta essere una vecchia, colei che aveva tenuto in braccio, quando ancora in fasce, la signora Beatrice…invece, qui è una giovane balia…timorosa, indecisa, quasi a voler simboleggiare il fatto che, nonostante gli anni del testo pirandelliano, l’esistenza umana per certi versi è ancora giovane per non aver compreso il senso del proprio paradosso.
  • Ipocrisia e perbenismo si palesano e intrecciano i loro discorsi servendosi di personaggi, uomini e donne, che contraddicono le proprie verità, che distillano l’angoscia della vergogna chiamandola in modi e sfumature differenti quasi per dissimularne la presenza evidente nelle proprie tristi vite.
  • E Ciampa irrompe in scena: semplice uomo ma, il più complicato di tutti. Incarna la società all’epoca di Pirandello eppure, dipinge l’illusoria atmosfera dei quadri di De Chirico. E’ surreale nelle sue riflessioni e nella padronanza del proprio mondo interiore. Ci fa intendere la pacatezza del controllo ma, in realtà, è il più dilaniato di tutti. Scopriamo un Gianfranco Jannuzzo nuovo, imploso a se stesso: è Ciampa, quell’uomo con un nome che, col solo suono, quasi evoca la parola “inciampa” oppure, la traduzione della parola dialettale che indica la “mano”. Quella stessa mano che, quando è gestita dalla rabbia, sarebbe capace di fare del male. E, nel secondo atto, eccolo venire allo scoperto: Ciampa, per difendere il proprio “Onore di Uomo”, sarebbe in grado di compiere un “Delitto d’Onore”. 

Il tema delle “Corna” è solo un pretesto pirandelliano per raccontarci i controsensi del vivere umano; e di questo, Pirandello è il grande maestro.

La signora Beatrice potrebbe, con la regia di Francesco Bellomo, rappresentare la donna che incarna lo spirito del “femminismo” ma è vinta; vinta dalla vita stessa. Combatte da uomo contro una società maschilista e, come spesso accade, neanche le donne a lei più vicine, neanche sua madre, le resta accanto. Le donne si schierano dalla parte del finto perbenismo che preferisce tacere e nascondere piuttosto che prendere le giuste distanze dall’ingiusta realtà. E Beatrice diventa la pazza, quella donna accecata dalla gelosia che, egoisticamente, porta allo scoperto tutta la turbolenza repressa di un finto quieto vivere immerso nel sordo richiamo della giustizia che gira l’angolo e si allea con l’ipocrisia dell’uomo. Ciò che è giusto diventa sbagliato e il reale diventa servo del surreale mondo umano.

Pirandello resta un grande maestro di teatro e di vita!

Margareth Londo

  • TEATRO MANZONI
  • via Manzoni, 42 – Milano
  • 02 7636901 – INFO@TEATROMANZONI.IT

Categories: IN EVIDENZA, ON STAGE, TEATRO

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